In 200mila per la Notte della Taranta. Gli appelli di Fiorella Mannoia e Tananai contro le violenze sulle donne: “Basta, nessun’altra”

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In 200mila sono arrivati da tutta Italia e anche dall’estero per partecipare a quello che viene considerato il più grande rito danzante d’Europa. Una notte intera a ballare la pizzica, che sa divertire ma anche far riflettere. L’edizione numero 26 della Notte della Taranta è arrivata come di consueto al culmine con il Concertone del 26 agosto sul piazzale dell’ex convento degli Agostiniani a Melpignano. E ancora una volta è riuscita nell’intento: far ballare davvero tutti, centinaia di migliaia di persone possedute dal ritmo del tamburello. Maestra di cerimonie – e concertatrice – è stata Fiorella Mannoia, la quarta donna alla guida della Notte della Taranta dopo Carmen Consoli, Andrea Mirò e Madame. Si è fatta accompagnare dal direttore d’orchestra Clemente Ferrari e dal percussionista Carlo Di Francesco, dai musicisti dell’Orchestra della Notte della Taranta che dell’evento custodiscono la direzione artistica.

E la sua è stata una taranta decisamente femminile, perché “è una questione di femmine, di ribelli che sono sempre state streghe o pizzicate”. Lei ne aveva avuto sentore già nel 2016, quando fu ospite sul palco di Melpignano su invito di Carmen Consoli – e fra l’altro ne scese con un piede rotto – Stavolta però ha avuto modo di conoscerlo a fondo, il patrimonio musicale del Salento. E la sua conoscenza deve tanto a una persona che non c’è più: Luigi Chiriatti, massimo esperto della pizzica salentina e direttore artistico del festival itinerante, scomparso lo scorso maggio. Mannoia ha aperto la serata cantando Un giorno di venerdì e dedicandola a Chiriatti: “Questa sera balliamo anche per lui”, è stato il suo invito al pubblico.

Poi a piedi scalzi si è messa alla guida della Notte, ballando e cantando tanto: ha preso la sua voce un brano toccante come T’aggiu amatu comu na rosa – che ha legato a Bocca di rosa di Fabrizio De Andrè, interpretata insieme con le voci di Enza Pagliara, Stefania Morciano, Alessandra Caiulo e Consuelo Alfieri – e poi il messaggio che intendeva veicolare lo ha dirottato tutto verso un solo brano: Fimmine fimmine, che sa tanto di allegria salentina, ma che fra le parole nasconde il sapore amaro dello sfruttamento femminile, della subalternità delle donne.

È stato prima di cantarla che Mannoia si è concessa una riflessione sulla violenza sulle donne, nei giorni infestati da casi di cronaca nera che raccontano di femminicidi e stupri, e che mettono in evidenza un problema culturale che è necessario risolvere. Per il resto Mannoia è stata estremamente rispettosa della pizzica, non l’ha stravolta negli arrangiamenti e si è affidata anche all’impegno degli ospiti che ha invitato sul palcoscenico: Tananai è stato il primo a uscire, l’unico che ha cantato una sua canzone – Tango, la sua consacrazione all’ultimo Festival di Sanremo – prima di lasciarsi andare al ritmo indiavolato di Ri lo la la (in grico) e della Pizzica di Aradeo.

Tananai si è inoltre palesemente espresso contro la violenza sulle donne, indossando una camicia che alle spalle recitava una scritta a grandi lettere: “Adesso basta, nessun’altra”. Brunori Sas si è confrontato con due lingue minoritarie, l’arbëreshë di Lule lule” e ancora il grico di Aremu. Il ragno ballerino ha preso davvero tutti, per le tre ore di spettacolo ha lasciato poca tregua ai numerosissimi spettatori, giunti a Melpignano in auto, treno o autobus e affidatisi a una macchina organizzativa ormai rodata e che riesce a ridurre al minimo i disagi (per la Notte della Taranta viene attrezzato anche un ospedale da campo di 400 metri quadrati con 25 posti letto e terapia intensiva e poi l’acqua è gratuita per tutti grazie alle fontane allestite da Acquedotto Pugliese).

Si sono scalmanati quelli che erano sotto il palco e pure gli artisti sopra, guidati dall’esperienza dell’Orchestra – arricchita quest’anno da una sezione di fiati e una di archi, di musicisti pugliesi – e dalle sue voci che sono ormai per tutti facilmente riconoscibili (oltre a quelle femminili ci sono Antonio Amato, Giancarlo Paglialunga, Salvatore Galenda). I ballerini non sono stati da meno, e non lo è stata neppure Arisa, terza ospite dell’edizione 2023 – in cui non ci sono stati nomi internazionali – che cantando “Lu ruciu de lu mare” si è fatta accompagnare dai danzatori in una intensa coreografia (curata, come il resto delle danze, da Francesca Romana Di Maio), e ha restituito una versione molto ritmata del brano popolare che ha interpretato in maniera viscerale, quasi urlando la disperazione della storia che racconta.

E sempre Arisa ha regalato la sua voce a Ferma zitella, struggente stornello d’amore. Quasi tre ore di spettacolo per una Notte della Taranta firmata Fiorella Mannoia che è stata quindi rigorosa, e rispettosa della tradizione. E come tale, allora, non si poteva che chiudersi in un solo modo, l’unico concepibile per il popolo di Melpignano. L’ultima canzone di una scaletta che ne ha previste più di 20 è stata quella che dà come sempre la buonanotte ai tarantati. “Calinitta”, anzi: come grico comanda.

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