In Corea i bigodini diventano un simbolo di protesta

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Sollevare il velo dalle imperfezioni, e, perché no, trasformare i bigodini in feticci da esibire in metro. Nel bagno di folla che pullula tra le strade di Seul, gruppi di ragazze attirano sguardi curiosi. In testa, ben visibili, ad arricciare la frangia in un’onda di velcro, spiccano bigodini colorati: non acconciature “interrotte” la sera prima ma un trend che dilaga tra la Gen Z e sui social grazie al plotone di celebrities dagli occhi a mandorla che, in nome di una maggiore libertà e autenticità, condivide selfie con i bigodini-scultura. Eppure non è solo una questione di tendenza.

Mentre le generazioni precedenti guardano attonite senza intervenire, le teen agers asiatiche sollevano interrogativi sul prezzo umano di canoni estetici parecchio costrittivi. Domande che suonano ancora forti in un Paese dove fino a pochi anni fa un cittadino under 40 su tre si sottoponeva a interventi chirurgici. La Corea del Sud ha anche una delle industrie cosmetiche più importanti al mondo. Nel 2019 ha rappresentato il 3% del global beauty market (dati  International Trade Administration), durante la pandemia non ha subito battute d’arresto e viene monitorata da case cosmetiche e trend setter per la creatività dei prodotti.

Nuovi canoni

La rivincita del sorriso imperfetto

I primi cenni di ribellione ai rigidi canoni estetici le sudcoreane li avevano manifestati già nel 2018: con il motto Escape the corset, esploso online, manifestavano il loro rifiuto alla ricerca della perfezione fotografandosi senza trucco, con tagli di capelli punitivi oppure riducendo in polvere rossetti e ombretti. La rivoluzione continua, anche se con look ben diversi, stavolta patinati: perché le nuove guerriere hanno abiti e makeup impeccabili – e i bigodini li portano per arrivare a eventi o appuntamenti con frange perfette.  

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Eppure, l’effetto irriverente è palese e il bigodino, complici i social, è passato da strumento del fai-da-te a simbolo di ammutinamento estetico. “Un segno dei cambiamenti in corso e del gap generazionale del Paese”, come ha commentato il fenomeno il New York Times, poche settimane fa.

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