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In mare senza acqua né cibo: migrante 17enne sopravvive per 22 giorni

La Republica News
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“Non avevamo neanche più la forza di buttare i corpi in mare”. Il racconto alla Bbc di Aicha, 17 anni, è di quelli che fa venire i brividi. Per 22 giorni è sopravvissuta su un barcone smarritosi sulla rotta tra la Mauritania e le isole Canarie e quasi subito rimasto senz’acqua, cibo e benzina con 59 persone a bordo. Poi, quando questa giovane ivoriana era già stremata e quasi senza speranze, è arrivato l’avvistamento da parte di un elicottero dell’aeronautica spagnola. I militari si sono trovati di fronte a una scena terribile e raccapricciante: Aicha e le sole altre due persone ancora in vita insieme a lei erano circondate da cadaveri. 24 corpi, si sarebbe calcolato in seguito. Gli altri 32 erano già finiti nell’oceano. È la più grave tragedia registrata su questa rotta migratoria, una delle più pericolose verso l’Europa, dal 2009.

Più di due settimane dopo quella “fossa comune in mezzo al mare” – così ha descritto la scena il caporale Juan Carlos Serrano – Aicha sta recuperando la salute. Nella sua intervista alla Bbc, la ragazza, il cui cognome non è stato diffuso, ha fornito altri dettagli. “Due giorni dopo la partenza non avevamo più né acqua né cibo”, ha raccontato in francese. “A bordo c’erano uomini che non riuscivano più a stare in piedi e gridavano per la sete”.

Secondo le ricostruzioni della polizia spagnola pubblicate dai media locali, il barcone partì dalla Mauritania tra il 4 e il 5 aprile con 42 litri d’acqua a bordo, meno di mezzo litro a testa, e viveri sufficienti al massimo per i tre o quattro giorni necessari di solito per raggiungere l’isola di Gran Canaria. Qualcosa è evidentemente andato storto: il giorno dell’avvistamento, il 26 aprile, l’imbarcazione si trovava a circa 500 chilometri a sudovest dell’isola di El Hierro, completamente fuori rotta. Nel frattempo, parte dei migranti a bordo sono morti di fame e sete, mentre altri si sono buttati in mare volontariamente. Le autopsie dei cadaveri a bordo hanno determinato che queste persone sono morte nell’ultima settimana prima del ritrovamento. Secondo i media iberici, i corpi non sono ancora stati seppelliti: il tribunale responsabile del caso sta cercando i familiari delle vittime per evitare che finiscano in fosse comuni.

La rotta migratoria fra l’Africa e le Canarie è quella attualmente più battuta verso la Spagna: tra gennaio e aprile si sono registrati 4.411 sbarchi (+133,9%  rispetto allo stesso periodo del 2020), secondo il governo spagnolo. In tutto, gli sbarchi in Spagna nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati 7.737, mentre in Italia 9.013 (dati del Viminale). L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni calcola che nel 2021 sono morte più di 220 persone sulle rotte verso le Canarie e nel Mediterraneo occidentale e più di 550 nel Mediterraneo Centrale.

Il caporale Juan Carlos Serrano dice di aspettarsi altre emergenze alle Canarie. Nel frattempo, ha presentato la sua famiglia ad Aicha e le ha offerto ospitalità se ne avesse bisogno. “Saremmo molto felici di poterti aiutare”, le ha detto.
 



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