In ricordo di Marcel Pinte eroe della Resistenza a sei anni

In ricordo di Marcel Pinte, eroe della Resistenza a sei anni

La Republica News
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LONDRA. Lo chiamavano “Quinquin”, come la canzone del XIX secolo Le petit Quinquin sulla vita di un bambino del nord della Francia. Sulla sua lapide rosa invece, nel piccolo cimitero di Aixe-sur-Vienne, tra due paracadute neri e alcuni aerei britannici su un cielo stellato oggi ci sono inscritte le parole: “Il mio fiore preferito è il non-ti-scordar-di-me”. E chi si scorderà più di te, piccolo Marcel? Una vita breve, sei anni, quasi tutti dedicati alla resistenza anti-nazista, ma ora incisa nella Storia. Prima di essere ucciso, per sbaglio, da un fucile britannico. È la tragica ma esemplare esistenza di Marcel Pinte, che finalmente è stato onorato a tutti gli effetti dalla Francia e dal Regno Unito in occasione dei giorni della Memoria che si stanno celebrando in questi giorni nei due Paesi. Il suo nome sinora non era stato ricordato dalle autorità britanniche e nemmeno iscritto nel memoriale del suo paesino, Aixe-sur-Vienne, nella centrale Alta Vienne. Adesso finalmente, è giunto il momento. L’occasione comune è mercoledì 11 novembre, il giorno dell’Armistizio della Prima Guerra mondiale. Perché, nonostante la giovanissima età, “Marcel era una figura della Resistenza francese, come tutta la sua famiglia”, racconta oggi suo nipote (la nonna era la sorella di Marcel) Alexandre Brémaud al Daily Mirror. “Negli anni scorsi gli era stata data la tessera del resistente e anche il grado di sergente postumo, ma il momento per me più emozionante è vedere il suo nome nel monumento del nostro villaggio”, seimila anime scarse.  Marcel aveva solo sei anni. E, come tutta la famiglia, resisteva contro i nazisti. A capo della cellula di dissidenti c’era suo padre, il comandante Eugène Pinte, che in un paesino come Aixe-sur-Vienne da venti resistenti era arrivato a 1.200 nel 1944. Marcel, come molti bambini e donne all’epoca, faceva il messaggero tra le varie basi dei ribelli, filtrando facilmente le linee dei nazisti, perché non destava mai sospetti. Già. Perché la breve e gloriosa vita di Marcel, con i suoi capelli scuri sempre pettinati di lato e un’intelligenza rara come ricorda chi lo ha conosciuto, non verrà troncata dal fuoco dei nazisti.  È il 19 agosto 1944 e gli alleati britannici lanciano dai loro aerei di guerra dei rifornimenti di armi per i francesi. Marcel è lì, insieme ai combattenti, per raccogliere i nuovi fucili e altre armi da fuoco. “Il nome Regno Unito era una luce nella nostra famiglia e nella nostra lotta, quando veniva citato nelle nostre conversazioni”, ricorda Brémaud. Ma quel giorno qualcosa va storto. La vicenda non è ancora molto chiara, ma un’arma degli inglesi cade in terra durante l’operazione e spara. Marcel muore sul colpo. Due giorni dopo il suo corpicino avvolto nella bandiera francese viene seppellito in una piccola cerimonia cui partecipano i combattenti della resistenza. Che quella stessa sera, come ricorda il Telegraph, iniziano quella che sarà la liberazione di Limoges. Due settimane dopo, gli aerei B-17 degli inglesi scaricarono dall’alto una nuova fornitura di armi per i francesi. Stavolta, però, con i paracadute neri, listati a lutto. Come quelli sulla lapide di Marcel oggi.  A quella straziante cerimonia del 21 agosto 1941 c’è anche suo padre Eugène, uno dei leader della resistenza francese in quell’area. Papà Pinte completerà la sua opera nella battaglia contro i nazisti. Morirà nel 1951, a 49 anni, di crepacuore, secondo il Telegraph e le testimonianze dell’epoca, per l’assurda e tragica morte di Marcel, dalla quale non si è mai ripreso. Almeno, da quasi 50 anni riposano insieme. Uno di fianco all’altro, nel piccolo cimitero di Aixe-sur-Vienne.


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