Incendi, i danni per la nostra salute

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IL 30% del nostro Paese. È la superficie ricoperta dai boschi, un patrimonio tra i più importanti a livello europeo per varietà e ampiezza di specie, ogni anno vittima di incendi dolosi o colposi, che secondo i dati della Protezione Civile negli ultimi tre decenni si è ridotto del 12%. Come in questo 2021, soffocato da temperature estive torride, con diverse Regioni italiane coinvolte, su tutte Sardegna, Sicilia e Calabria. Vittime, danni economici ingenti, ma anche potenziali ripercussioni sullo stato di salute. 

Colpa del calore sprigionato dai roghi e dell’inquinamento atmosferico legato al fumo, con l’esposizione a particelle fini e grossolane e a sostanze chimiche tossiche derivate dai processi di combustione. È soprattutto sull’apparato respiratorio che fino a oggi si sono concentrate le ricerche degli esperti. Dall’avvelenamento da monossido di carbonio, dovuto a inalazione prolungata di una nube di fumo densa, a ustioni di bocca, danni di trachea, vie aeree superiori e polmoni. Fino ai tumori causati dagli idrocarburi policiclici aromatici.

A rischio pelle e occhi

Per Massimo Magi, medico di famiglia e Segretario Regionale Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) Marche, ci sono altri ambiti da non trascurare: “A livello oculare la carbonizzazione del legno può rilasciare sostanze che irritano la congiuntiva dell’occhio, la membrana sottile che riveste la superficie interna delle palpebre e quella anteriore del bulbo oculare. E a livello cutaneo, ustioni a parte, si possono manifestare dermatiti irritative, dolorose e pruriginose”.  

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I pazienti fragili

Ad essere coinvolti sono soprattutto soggetti fragili e categorie di pazienti con fattori di rischio maggiori: “Penso agli anziani, sottoposti a uno stress respiratorio che compromette un quadro cardiopolmonare non ottimale, peggiorato da temperature e tasso di umidità elevati. Ma anche a soggetti asmatici, o affetti da Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva), malattia caratterizzata da un’ostruzione delle vie aeree irreversibile. Senza dimenticare gli operatori che affrontano gli incendi in prima linea. Vigili del fuoco, volontari, membri del corpo forestale, costretti a inalare aria ad alte temperature, responsabile di ustioni delle mucose e bronchiti, spesso con secrezioni, e polmoniti”. 

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Saturimetro e spirometria

“Non ci sono test realmente specifici – sostiene Magi – per studiare le conseguenze dell’esposizione al fumo. Oltre all’esame clinico e alla visita medica, sono gli stessi esami che utilizziamo per monitorare l’evoluzione delle patologie polmonari di base. E poi c’è il saturimetro che misura la quantità di ossigeno nel sangue, utile anche in queste circostanze, oggi diventato uno strumento conosciuto e di facile utilizzo, presente in ogni casa come il termometro. In condizioni particolari si possono fare esami più approfonditi. Pensiamo a un soggetto asmatico: la spirometria sarà utile a valutare la capacità respiratoria residua, magari integrata da una radiografia o una Tac del torace, dove necessario. E non bisogna trascurare alcuni accorgimenti per chi vive in zone limitrofe agli incendi: rimanere in casa, soprattutto nelle prime ore, e all’aperto utilizzare mascherine che filtrino l’aria”. 

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