Incendio Milano, si indaga “sull’effetto lente” come causa del rogo del grattacielo

Pubblicità
Pubblicità

Si sta verificando anche il cosiddetto “effetto lente”, ossia la possibilità che il fuoco divampato otto giorni fa, e che ha incendiato la Torre dei Moro in via Antonini a Milano, sia stato originato da un oggetto di vetro, come una bottiglia lasciata sul balcone dell’appartamento al 15esimo piano, che ha riflesso i raggi solari su un altro oggetto, come un rifiuto, il quale per l’alta temperatura ha iniziato a bruciare. E’ una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti milanesi che lavorano “per esclusione” sulle cause del rogo e che hanno già scartato la possibilità di un cortocircuito.

Incendio Milano, dalla corrente staccata ai pannelli e all’innesco: cosa si sa dell’enigma del rogo

Nel pomeriggio la pm Marina Petruzzella, titolare delle indagini sull’incendio, insieme al procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, tornerà in via Antonini per un nuovo sopralluogo nel palazzo. Intanto sul tavolo dei magistrati è arrivata la prima relazione dei vigili del fuoco, dalla quale emerge che i rivestimenti delle facciate del grattacielo, realizzati dalla Aza Corp. Di Fiorenzuola, erano “altamente infiammabili”. Nei prossimi giorni, i titolari verranno sentiti a verbale in Procura. Questa settimana è anche in programma un’audizione dei titolari della Moro Costruzioni (che nel frattempo è stata liquidata ed è confluita nella Moro Real Estate), la società che ha ultimato i lavori nel 2011.
 

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source