Inchieste sulla Lega, basta subire in silenzio. Salvini, “processo in piazza” ai pm

Libero Quotidiano News

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Francesco Specchia 13 settembre 2020

Questa storia dei tre caballeros dalla revisione contabile facile, dei tre commercialisti «non propriamente leghisti ma vicini alla Lega» e arrestati per riciclaggio nella vendita di un capannone legato alla Lombardia Film Commission (con tanto di cotè sui leggendari 49 milioni di fondi pubblici scomparsi dall’era Bossi), be’, sta diventando una pochade d’inaudita ferocia.

Flussi di denaro – Ora nella colorita vicenda, spunta una «fiduciaria panamense» basata in Svizzera usata – parrebbe – dai tre Michele Scillieri, Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni per traffici di contante non troppo chiari; e dunque i magistrati di Milano hanno naturalmente richiesto una rogatoria per «accertamenti sui flussi di denaro». Poi eccoti su Repubblica e Il Fatto Quotidiano il nome di Matteo Salvini finito nelle carte dell’inchiesta per una cena a fine maggio scorso a Roma insieme al vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, il senatore Stefano Borghesi e lo stesso Manzoni, revisore contabile alla Camera per la Lega: tutti insieme appassionatamente registrati da un trojan inserito in un telefonino. Ma ecco pure che Calderoli all’Ansa smentisce tutto, «per quel che mi riguarda quella cena non c’è stata» (e, a dire la verità la storia del trojan la smentisce pure la Procura di Milano). Dopodiché, tra un’intercettazione e l’altra, le cronache raccontano di scritte antileghiste che appaiono sui muri della sede del Carroccio di Voghera («Lega Salvini, e lascialo legato», roba perfino creativa) e di un immigrato che manda affanculo lo stesso Salvini assiso ad un banchetto fiorentino per questioni elettorali. E ancora. La giornata antileghista s’ arricchisce di un allegro simposio di giovani contestatori autodefinitasi brigata Mai con Salvini; i quali contestatori consegnano alle telecamere dei tiggì la sagoma di un clown solcata da uno striscione per opporsi all’«arrivo del leader leghista in città per il processo del prossimo 3 ottobre (per la nave Gregoretti, ndr)» e alla tre giorni del Carroccio prevista proprio nella Vecchia Dogana. «Siamo qui, alla Vecchia Dogana perché per noi affittare questi locali alla Lega vuol dire svendere la nostra terra a chi per anni ci ha insultato e a chi usa la nostra città solo per propagandare odio e discriminazione, mentre Catania, e la Sicilia tutta, si è sempre dimostrata terra vivace e accogliente», annunciano gli attivisti fanciulli al mondo, usando giustappunto l’inchiesta sui tre commercialisti come una sorta di grimaldello sociale per sollevare il popolo contro il barbaro legaiolo sceso al sud a stuprare i nostri sogni e a rubare le friabili speranze dell’isola, ecc ecc. L’inchiesta dei commercialisti, insomma, estrae perle giudiziarie che arricchiscono la narrazione del week end. Per esempio, in una testimonianza di Marco Ghilardi ex direttore di una filiale di Banca Ubi e in un interrogatorio di Luca Sostegni presunto prestanome dei tre professionisti, si raccontano di strane «aperture di conti intestati alle associazioni regionali del Carroccio» e di soldi finiti «nelle elezioni del marzo 2018». Indiscrezioni smentite però dall’avvocato di Sostegni, Giuseppe Alessandro Pennisi: «il mio assistito», spiega all’Adnkronos, «non ha mai dichiarato che gli 800mila euro della vendita del capannone di Cormano siano serviti per la campagna elettorale della Lega del 2018». In tutto ciò, Matteo Salvini, da Ariano Irpino, sostiene di non essere preoccupato «perché non ci sono i motivi per esserlo».Controffensiva – La Lega, sull’inchiesta, è schierata in quadrata falange. Anche se i commercialisti – in particolare Di Rubba e Manzoni che sono rispettivamente il revisore legale del gruppo al Senato e il direttore amministrativo di quello alla Camera- fossero colpevoli, la colpa sarebbe solo e soltanto loro; ed eventualmente, al limite, il partito che di loro s’ è fidato sarebbe parte lesa. E quindi la resistenza all’«assalto giudiziario fatto ancora con perfetto tempismo» (dice un ex ministro del Carroccio) si starebbe organizzando, appunto, nella tre-giorni di meeting e convegni a tema giustizia dall’1 al 3 ottobre a Catania, sede del processo a Salvini. «Tutto confermato: sono caldamente invitati a partecipare tutti i parlamentari ed europarlamentari e i dirigenti regionali, comunali e provinciali del partito. Sarà un grande raduno di Pontida trasferito in Sicilia…», ci raccontano. Una risposta di forza anch’ essa assai elettorale…

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