India, la quarantena imposta dal governo ha reso disoccupati centinaia di milioni di persone

La Republica News

CUTTACK (Orissa) (AsiaNews) – “Siamo i tribali di Kandhamal (Orissa), siamo bloccati e in abbandono a Ernakulam (Kerala). Siamo qui con le nostre famiglie e con bambini piccoli. Dall’inizio del lockdown non abbiamo lavoro. Siamo lavoratori a giornata, non abbiamo soldi per niente, per il cibo, o per un tetto. Vi preghiamo, aiutateci”. Un video con questo appello – diffuso da Asianews – circola sui social per spingere le autorità a fare qualcosa per i tribali del Kandhamal (nell’arcidiocesi di Cuttack Bhubaneshwar), bloccati nel Kerala e in altre parti del Paese. Il distretto di Kandhamal è famoso per la presenza di tribali e perché è stato il luogo più colpito dai pogrom anti-cristiani del 2008. Esso è anche uno dei luoghi più poveri.I flussi migratori verso “l’India più ricca”. Molti di questi tribali sono emigrati in zone più ricche dell’India per lavorare. Ma la quarantena imposta dal governo a causa del coronavirus, ha provocato la chiusura di molte attività e il blocco dei trasporti, insieme al licenziamento di centinaia di milioni di lavoratori a giornata. Non avendo alcun salario, essi non possono procurarsi né cibo, né alloggio. Il governo ha promesso di organizzare una distribuzione di cibo e il ritorno dei migranti ai loro villaggi di origine, ma tutto avviene troppo lentamente, aumentando i rischi di infezione nelle città e i problemi della fame.Ventimila pasti per i poveri. Dice John Barwa, arcivescovo di Cuttack Bhubaneshwar : “La nostra gente non è ancora tornata a casa: sono bloccati in tutta l’India. I nostri tribali sono gli ultimi della società e il lockdown li sta schiacciando ancora di più. Quelli di Kandhamal sono la nostra preoccupazione maggiore. Vogliamo che essi tornino a casa”. Oltre a chiedere il loro ritorno, la Chiesa dell’Orissa si dice impegnata a venire incontro ai lavoratori migranti presenti nel suo territorio. Dibya Parrichar, direttore di Giustizia e Pace dell’arcidiocesi, spiega: “La nostra arcidiocesi, assieme alle Ferrovie, ha distribuito finora almeno 20mila pasti per i poveri e i migranti che sono qui. Sono muratori provenienti dal West Bengal che hanno perso il lavoro e quindi sono senza cibo e senza posto per vivere. Da oltre un mese, dall’inizio del lockdown, distribuiamo cibo alle loro famiglie. Abbiamo anche creato una chat per condividere informazioni sulla loro situazione e per diffondere le circolari e le indicazioni del governo. Ci sono diversi volontari che si impegnano”.* Nirmala Carvalho scrive per Asianews

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