Industria, a maggio ripartenza più forte delle attese. Ma la produzione resta del 20% sotto il pre-Covid

La Republica News

MILANO – Segnale di rimbalzo dalle industrie italiane al riavvio dell’attività con la fase 2 di uscita dall’emergenza sanitaria, superiore a quelle che erano le aspettative condivise dagli analisti delle principali banche italiane.L’Istat ha infatti tracciato un aumento del 42,1% dell’indice della produzione industriale di maggio, rispetto ad aprile. Un dato che si confronta con una previsione del +25% rilasciata in mattinata dagli economisti di Intesa Sanpaolo e del +20% dai colleghi di Unicredit. L’asticella è stata di fatto doppiata dal dato effettivo rilevato dall’Istituto di statistica.Ue, per l’Italia la peggiore stima del 2020: Pil a -11,2%. Istat: “Oltre un’azienda su tre rischia chiusura”Nel suo commento, Istat ricorda che il confronto è con aprile, “mese caratterizzato dalle chiusure in molti settori produttivi in seguito ai provvedimenti connessi all’emergenza sanitaria”. Per questo “a maggio si assiste ad una significativa ripresa delle attività: tutti i comparti sono in crescita congiunturale, ad eccezione di quello delle industrie alimentari, bevande e tabacco, che registra una leggera flessione”.Restano comunque ben visibili le scorie della crisi: “Il livello della produzione – dice ancora l’Istat – risente ancora della situazione generata dall’epidemia di Covid-19: l’indice generale, al netto della stagionalità, presenta una flessione del 20% rispetto al mese di gennaio, ultimo periodo precedente l’emergenza sanitaria”.La variazione annua della produzione industriale resta ampiamente in negativo: correggendo i dati per il diverso numero di giorni lavorati, nel maggio 2020 l’attività delle fabbriche italiane risulta del 20,3% inferiore a quel che si registrava nello stesso mese del 2019. Anche in questo caso, però, è un dato migliore del previsto: sempre Intesa Sanpaolo metteva in conto un calo del 33 per cento.In tutti i comparti dell’attività economica, in ogni caso, il saldo annuo è ampiamente deficitario. Le perdite più accentuate, dettaglia l’Istat, “sono quelle della fabbricazione di mezzi di trasporto (-37,3%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-34,1%), della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (-24,8%); i cali minori, invece, si osservano nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-4,2%) e nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-5,2%)”. La sola produzione di autoveicoli, a maggio, è scesa del 50,8% rispetto allo stesso mese del 2019 e nei primi cinque mesi dell’anno ha perso il 44,4% nel confronto con l’anno precedente.


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