Inghilterra-Italia, Mancini: “Speriamo di vivere un 11 luglio come quello dell’82..”

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LONDRA – Il commissario tecnico azzurro Roberto Mancini parla in conferenza stampa alla vigilia della finalissima di Wembley contro l’Inghilterra.

Mancini, era più agitato quando il torneo è partito o adesso?
“L’inaugurazione è sempre una gara molto difficile, ma la finale è leggermente diversa. Non sono agitato, però magari domani lo sarò di più. Di sicuro sarà una vigilia diversa da quella di Italia-Turchia”.

Ha visto il fotomontaggio dei giornali scozzesi in cui lei diventa Braveheart?
“Simpatica, ma noi dobbiamo solo giocare a pallone sapendo che possiamo farlo bene. È solo una partita di calcio”.

È Sterling l’uomo più pericoloso dell’Inghilterra?
“È una nazionale forte che anche in panchina ha giocatori bravissimi. Ma pure noi siamo abbastanza forti, se siamo arrivati fin qui. Sterling è migliorato molto, è velocissimo, bisognerà fare molta attenzione. Non so chi giocherà a destra, ma davanti sono tutti bravi per velocità e tecnica”.

Domani è l’11 luglio, come nel 1982…
“Può essere per la seconda volta una data importante per l’Italia”.

Cosa non deve fare la sua squadra, domani?
“Dobbiamo essere tranquilli, sapendo che sarà difficile per tanti motivi, e restare  concentrati sul nostro gioco. Se vogliamo divertirci ancora un po’ prima di andare in vacanza, ci sono questi 90 minuti di domani”.

Lei conosce bene il calcio inglese: pensa che l’Inghilterra sia a una svolta?
“È stata molto sfortunata in passato, perché ha sempre avuto ottime squadre come adesso. La notizia meravigliosa è lo stadio pieno, per gli amanti del calcio. Sarà un giorno bello, poi vedremo come andrà. Se è in finale, vuol dire che l’Inghilterra è una grande squadra”.

Crede che i tifosi italiani riusciranno a farsi sentire?
“Speriamo di sentirli alla fine, i nostri. Durante la partita dobbiamo pensare da altro”.

Immobile in queste settimane ha detto due o tre volte di aver bisogno di coccole. Lo ha accontentato?
“Ne hanno bisogno tutti, soprattutto dopo 50 giorni insieme. Sono felice del lavoro di Ciro, del Gallo, di Raspadori. Tutti hanno dato più del 100%, se no non saremmo qui”.

All’inizio trovò un aggettivo per questa nazionale: divertente. Cinquanta giorni dopo ne userebbe un altro?
“Divertente lo rimetterei. E poi aggiungerei sostanziosa, per tutto quello che ha fatto: ci sono state partite difficili e alcune difficilissime”.

Pensa di giocarsela con la vostra identità anche davanti all’Inghilterra e in questo stadio?
“Anche con la Spagna avremmo voluto giocare così, ma loro sono stati più bravi di noi. Cercheremo di fare quello che ci ha portato fin qua”.

Phillips e Rice sono due lottatori, i vostri centrocampisti invece sono molto tecnici: come pensa che possano prevalere?
“Non credo che l’Inghilterra abbia solo i due centrocampisti, forti fisicamente. Lo sono più di noi senz’altro. Ma il calcio si gioca palla a terra e a volte vince il più piccolo”.

È questo un momento significativo della sua carriera?
“E’ uno dei momenti più importanti. Ho giocato in un’Under 21 straordinaria e in una Nazionale fantastica e non abbiamo vinto né un Europeo che avremmo strameritato né un Mondiale che ci meritavamo ampiamente. Spero di avere adesso quelle soddisfazioni che non ho avuto da calciatore”.

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