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Inter: Lukaku-Lautaro, la coppia d’attacco che fa la differenza. Ecco il vantaggio di Conte su Juve e Milan

La Republica News
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MILANO – L’Inter ha cose che Milan e Juve non hanno: il controllo della partita, anche in assenza di brillantezza nel gioco, e soprattutto due attaccanti che scavano il solco. Due, non uno solo. Due che sommano gol: con i loro 24, Lukaku (14) e Lautaro (10) sono la coppia d’attacanti più prolifica d’Europa dopo i 34 di Lewandowski (24)-MüIler (10).

Ibrahimovic e Ronaldo catalizzano, accentrano e dunque indirizzano, anche se sia Pioli sia Pirlo sono riusciti in qualche modo a fare a meno di loro o a sopportare certe giornate di luna storta, ma è un dato di fatto che la loro presenza al centro del gioco finisca per rendere più marginali i compagni di reparto: non è un caso che entrambi non abbiano un gemello del gol in senso stretto (in campionato, Leao è fermo a quota 5 e Morata a 4) ma che il secondo marcatore della squadra sia un centrocampista (Kessiè, 7 reti) o un esterno (Chiesa, 6), come se Ibra e Cristiano non potessero fare coppia con nessuno, per eccesso di superiorità e quindi di diversità. Funzionano con i gemelli diversi, non con quelli che più dovrebbero somigliare loro.

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L’Inter ha invece una coppia d’attaccanti più omogenea e soprattutto più classica, dunque apparentemente poco moderna: sono ormai pochissime le squadre che giocano con due punte pure, visto che i sistemi di gioco più à la page sono il 4-3-3 o il 4-2-3-1  e l’area è in genere territorio di un giocatore solo. Gli altri attaccanti attorniano o supportano, ma di rado si affiancano. Nell’Inter invece Lukaku e Lautaro si spartiscono gli spazi, il tasso di pericolosità e in definitiva il numero di gol che segnano: sono già entrambi in doppia cifra. In Europa, solo tre giocatori più giovani dell’argentino (Haaland, il congolese dello Stoccarda Wamangituka e Mbappé) ci sono finora riusciti.

Questa capacità di segnare in tandem fa due dei interisti la seconda coppia-gol più prolifica del continente, dopo quella inarrivabile del Bayern (che è una coppia per modo di dire, perché per più due terzi è formata da Lewandoski) e alla pari con Kane e Son del Tottenham, che hanno fatto 12 gol a testa e sono probabilmente il duo d’attacco migliore in circolazione, anche perché giocano in una squadra non di primissimo livello. L’Inter invece lo è. Nei cinque campionati più importanti solo il Bayern segna di più (57 gol contro i 49 nerazzurri) ma l’aspetto più significativo è che i due interisti non sono la bussola del gioco della squadra, ma ne rappresentano il completamento. L’Inter dipende prima di tutto dall’asse Barella-Hakimi, è il loro martellamento a sgretolare le resistenze delle squadre avversarie. Lukaku e Lautaro sono piuttosto due raccoglitori: sono la parte finale del lavoro di tutti ed è raro che riescano a fare la differenza in autonomia, anche se il belga a volte vi riesce, o nelle vesti di sfondatore o in quelle di perno centrale. In linea di massima, però, le loro reti sono una conseguenza di quello che succede in campo, del lavoro che chi gli sta alle spalle e dalla pressione che sanno mettere alla difese con la loro capacità di coordinarsi con i movimenti dei compagni. Nella Juve e nel Milan sono invece spesso Ibrahimovic e Ronaldo a determinare ciò che fanno gli altri: il loro vantaggio è un livello più alto di imprevedibilità rispetto all’Inter, che difatti in assenza di Lukaku, cioè di un pezzo unico all’interno dell’ingranaggio, fatica a dare completezza al suo gioco: è come se mancasse un passaggio decisivo di una sequenza di azioni mandate a memoria. Ma l’Inter ha la funzione precisa di mettere i due attaccanti in condizione di segnare e ci riesce con disarmante facilità, con insistente ripetitività, ormai quasi per abitudine.

Lukaku+Lautaro è una somma che vale dunque più del solo più Ibra, più del solo Cristiano, anche se finora è stata dirimente soprattutto nelle partite con un picco di difficoltà non altissimo. Ma alla lunga il gioco di coppia può fare la differenza: due non vale uno.



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