Invito a cena con Omicron: 150 contagiati in una serata al ristorante a Oslo

Pubblicità
Pubblicità

I 117 invitati sono arrivati a bordo di alcuni bus privati verso le sei di sera. Hanno ballato, cenato e ordinato cocktail al bar fino alle dieci e mezza. Poi sono tornati a casa, felici per la prima festa di Natale dall’inizio della pandemia, organizzata da un’azienda locale.

Il ristorante di Oslo, un salone da quasi 150 metri quadri, a quel punto ha aperto le porte a un secondo turno di clienti. Un’ottima serata, quel 26 novembre scorso, per i gestori. E anche per gli invitati.

Nonostante in Norvegia non fosse richiesto dal governo, per scelta degli organizzatori tutti i partecipanti avevano fatto un auto-test, un tampone rapido, prima di incontrarsi. I vaccinati con due dosi erano 107, il 96% delle persone presenti.

Nessuno aveva avuto ancora la terza. E Omicron non era ancora una notizia di dominio pubblico. Proprio quella sera l’Organizzazione mondiale della sanità l’aveva dichiarata “variante preoccupante”. Ma la sua presenza era stata rilevata in Sudafrica e in Botswana: vista da Oslo, l’altra parte del mondo.

Coronavirus nel mondo: il ministro della Salute britannico: “Potrebbe essere tardi per reagire a Omicron”

Omicron invece si era già invitata alla festa. Uno dei partecipanti alla cena di Oslo era tornato dal Sudafrica due giorni prima. Stava bene, aveva voglia di stare con gli altri e il suo tampone era risultato negativo (o almeno così lui aveva dichiarato).

Ha portato la nuova variante a ballare, e lei si è data da fare. Girando vorticosamente, ha infettato con certezza 81 persone fra gli invitati alla cena aziendale: il 74%, tre su quattro.

Due sono non vaccinate, e una sola è asintomatica, dato strano per un gruppo di persone giovani (39 anni di media): segno che probabilmente chi è rimasto senza sintomi è sfuggito al tracciamento portando forse con sé Omicron. Fra i clienti entrati in sala per il secondo turno, tra le 10 e 30 e le 3 di notte, altri 70 sono rimasti contagiati, 53 con la variante Omicron.

Coronavirus nel mondo, Fauci: “Omicron si diffonde velocemente. I viaggi aumentano i rischi”

Non è chiaro quanti fossero i presenti nel locale quella sera. Non tutti gli ospiti della serata sono stati individuati perché non c’era l’obbligo di lasciare il proprio nome al ristorante e i tracciatori di Oslo sono stati letteralmente travolti dall’enorme focolaio.

Hanno lanciato un appello a tutti coloro che hanno frequentato il ristorante quella sera, e stanno ancora lavorando per raccogliere le cartelle cliniche dei positivi. Una trentina di persone è ancora senza risultato del tampone.

Il viaggiatore proveniente dal Sudafrica ha accusato i primi sintomi due giorni dopo la festa. La maggior parte degli invitati – 37 persone – ha cominciato invece a sentirsi male esattamente 3 giorni dopo.

Covid, Omicron fa paura: otto milioni di italiani hanno disdetto le vacanze a Capodanno

“Un tempo di incubazione di 3 giorni è rapidissimo” commenta Stefania Salmaso, dell’Associazione italiana di epidemiologia, ex direttrice del Centro nazionale di sorveglianza e promozione della salute dell’Istituto superiore di sanità. Il virus di Wuhan ci aveva abituato alle famose due settimane di quarantena, con 5 giorni circadi incubazione media, scesi a 4,2 con Delta.

“Questo dava più tempo a chi effettuava i tamponi e ai tracciatori che dovevano ricostruire le catene di contagio”, spiega Salmaso. In 3 giorni il tempo per inseguire e bloccare il virus semplicemente non c’è. “In Italia oggi abbiamo problemi con tamponi e tracciamento, e siamo ancora alle prese solo con Delta”. Un caso di Delta, tra l’altro, è stato trovato anche alla festa di Oslo. Segno che di positivi, quella serata, ai tamponi ne erano sfuggiti almeno due.

“Anche in Danimarca – aggiunge Salmaso – molti dei contagi di Omicron osservati finora provengono da grandi focolai”. Segno che la nuova variante ama le feste e ha un “tasso di attacco”, cioè una percentuale di persone contagiate da un singolo infetto, estremamente alto.

“Ma può darsi anche – mette in guardia Salmaso – che i grandi focolai siano semplicemente gli unici contesti in cui il tracciamento riesce a funzionare, con virus così veloci. In Italia siamo in difficoltà già oggi con Delta e non abbiamo un quadro chiaro della presenza di Omicron”.

A Oslo, nonostante la doppia dose di vaccino (tutti hanno avuto un vaccino a Rna, quasi tutti da meno di tre mesi) e l’età giovane, 71 contagiati hanno avuto ben tre sintomi, soprattutto tosse, seguita da raffreddore e febbre. Nessuno, al momento, è stato ricoverato, e questo non smentisce l’impressione iniziale che Omicron non dia sintomi più seri di Delta.

Ma gli esperti del Norwegian Institute of Public Health, del Comune di Oslo e dell’ospedale universitario della capitale aggiungono due conclusioni sulla festa di Oslo, nello studio che hanno pubblicato su Eurosurveillance.

La prima è la conferma che “ambienti chiusi, tempi lunghi di esposizione al virus, affollamento e necessità di parlare a voce alta” sono ingredienti che favoriscono il contagio.

La seconda riguarda il Green Pass europeo (che non viene riconosciuto in Norvegia): “Anche se fosse stato previsto, probabilmente non avrebbe impedito il focolaio, visto che la stragrande maggioranza aveva sia doppia dose di vaccino che test negativo fai da te”.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source