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“Io, licenziato da ArcelorMittal per un post sulla fiction con Ferilli condiviso mentre ero sul divano”

La Republica News
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Riccardo Cristello lo ripete più volte. “Non ho scritto nulla di offensivo nei confronti di ArcelorMittal, non ho fatto alcun commento, non ho mai citato l’azienda, eppure dopo 20 anni vengo trattato come un semplice numero: non me lo merito”. Impiegato, con due figli a carico, dopo il post condiviso sulla propria bacheca Facebook col quale il 24 marzo invitava a vedere la fiction Mediaset ‘Svegliati amore mio’, il lavoratore dell’ex acciaieria Ilva di Taranto, ora ArcelorMittal, è stato licenziato per giusta causa.

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A differenza dell’altro lavoratore che aveva ricevuto il provvedimento disciplinare di sospensione per aver condiviso un altro post sulla mini serie, non tornerà a varcare i cancelli della fabbrica. Per l’azienda quei messaggi avevano contenuti denigratori e offensivi, nonché minacciosi nei confronti della dirigenza. Anche per difenderlo il sindacato Usb ha proclamato uno sciopero e un sit-in permanente davanti ai cancelli della fabbrica il 14 aprile. 

Qual è l’amarezza maggiore in questo momento? 

“Quella di essere stato trattato così, senza neanche una telefonata, dopo aver dato tanto a quello stabilimento, oltre venti anni della mia vita. Sono stato sempre a disposizione dell’azienda, ho fatto sempre ciò che mi è stato chiesto. Anzi, di più. Da quando ero operaio del magazzino agli ultimi mesi come tecnico di controllo costi dell’acciaieria, dopo esser stato chiamato anche ad aiutare l’amministrazione con le fatture, ho sempre dato tanto. Con la gestione della famiglia Riva sarei stato sicuramente convocato in direzione e mi avrebbero rinfacciato tutto ciò che reputavano avessi sbagliato, ma dubito che mi avrebbero licenziato”. 

Ci racconti di quel post condiviso. Non era scritto da lei. 

“Eravamo in casa io e mia moglie e ci è arrivato questo messaggio, come a centinaia di tarantini e lavoratori di Mittal. Quel profilo è chiuso, non è pubblico, ed è condiviso con mia moglie. Anzi, i dati sono i suoi, io lo uso raramente ed è in contatto con meno di 400 persone. Solo i miei amici possono vedere quello che pubblico. Abbiamo fatto un copia e incolla di questa lettera che chiedeva di vedere la fiction perché parlava del siderurgico, dei danni che ha provocato e delle soluzioni a questi danni. Il messaggio dava addosso a chi prima gestiva lo stabilimento in quel modo, non a Mittal. Lo abbiamo fatto così, di sera, seduti sul divano, senza pensare che potesse offendere l’immagine dell’azienda e provocare ciò che è successo. Non ci sono nomi, non c’è niente, è contro la siderurgia in generale, mi avrebbero dovuto denunciare tutti a questo punto”. 

Ci sono parole come ‘assassini’ e il riferimento della fiction alla vertenza di Taranto: come si è giustificato con la dirigenza? 

“Ho cercato di spiegare che non era mia intenzione ledere l’immagine dell’azienda, non immaginavo affatto potesse generare questi problemi. Il post era generico e voleva solo sensibilizzare le persone, per il dramma della nostra città, per far vedere cosa accadeva anni fa prima che si iniziassero ad adottare i primi interventi Aia per abbattere le emissioni inquinanti. Ognuno di noi piange un parente per questa situazione, non a caso c’è un processo in corso, Ambiente Svenduto. Noi a Taranto lo sappiamo cosa è accaduto. L’inquinamento c’è comunque, un impianto siderurgico può inquinare meno, però è come una macchina, se l’accendi inquina. Ma non ho accusato di questo Mittal e non era mia intenzione farlo, non c’era nessun nome del resto”. 

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Cosa l’ha delusa di più? 

“Come sono stato trattato, dopo anni di rapporti umani vissuti nella fabbrica, mi hanno chiamato la domenica delle Palme dicendomi che c’era un problema di numero e che dovevo rimanere in cassa integrazione per una settimana. In verità mi stavano sospendendo per poi licenziarmi, senza nessun avvertimento, nessuna telefonata, se non la raccomandata col provvedimento”. 

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Qual è la sua speranza adesso? 

“La speranza è che si risolva al meglio per tutti, non solo per me, perché a condividere quel post sono stati in tanti nella città di Taranto e quindi molti colleghi dello stabilimento. Anche se ho l’impressione di essere il capro espiatorio. Lo spirito sembra sia quello di punirne uno per educarne cento. Non possiamo più parlare, non possiamo più commentare, dobbiamo stare zitti e basta. Anche se, lo ripeto, non ho commentato, il post non l’ho scritto io, non ho fatto nulla e sono stato trattato in questo modo. Figuriamoci se davvero avessi fatto qualcosa, sarei stato messo alla gogna”.



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