“Io sopravvissuto della strage di via D’Amelio, Meloni dimostri che è davvero contro la mafia”

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«Quando Giorgia Meloni mi ha stretto la mano alla caserma Lungaro, le ho detto: “Lei sa chi sono io?”. E con la testa ha fatto cenno di sì». Antonio Vullo è uno dei poliziotti della scorta di Paolo Borsellino, è l’unico sopravvissuto alla strage del 19 luglio 1992.

Cosa ha detto alla premier?

«Le ho sussurrato: “Dal momento che il suo impegno in politica è iniziato all’indomani delle bombe del ’92, dopo il sacrificio di Paolo Borsellino, cerchi di onorare questo suo inizio».

E la presidente Meloni cosa ha risposto?

«Mi ha assicurato che da parte sua ci sarà il massimo impegno».

Il fratello di uno dei suoi colleghi morti, Luciano Traina, ha invece scelto di non andare all’incontro della premier con i familiari delle vittime. Ha detto che non gli piacciono le passerelle. Cosa ne pensa?

«Ognuno vive il dolore che porta dentro a modo proprio, ho rispetto per le scelte di tutti. Io ho scelto di andare per invitare la premier a non fermarsi in questa difficile battaglia contro la mafia, che non è ancora conclusa. Bisogna anzi rilanciarla.

Lo stesso appello che ha fatto Enzo Agostino, il padre dell’agente ucciso con la moglie il 6 agosto 1989. Un invito ad aiutarlo a trovare la verità che ancora non c’è».

Lei non manca mai agli appuntamenti in via D’Amelio. Cosa prova ogni volta a tornare in quella strada?

«C’è un dolore grande che si rinnova, ma al contempo trovo una grande serenità stando accanto ai miei compagni, è come se loro fossero ancora qui. Ma è parlando ai tanti ragazzi che incontro il mio cuore si apre. Perché scopro che la mia ansia di verità e giustizia è anche dei tanti giovani che continuano ad arrivare in via D’Amelio da tutta Italia. Come quest’anno».

Cosa le chiedono i ragazzi?

«Mi domandano di quel giorno, mi chiedono del giudice Paolo, ma poi vogliono sapere cosa è accaduto dopo. Perché questa è una strage piena di misteri. Uno si è consumato mentre io barcollavo per via D’Amelio: qualcuno, che non era di sicuro un uomo della mafia, ha portato via l’agenda rossa dalla borsa del giudice Borsellino».

L’antimafia sembra ormai irrimediabilmente divisa, a livello politico e anche sociale. Cosa è possibile fare?

«Per me il 19 luglio è tutti i giorni, ma lo dovrebbe essere per tutti, perché il sacrificio di chi ha lavorato per la nostra terra non deve essere dimenticato. Ecco, la vera antimafia è quella dell’azione quotidiana. Ognuno lo faccia nel proprio ambito».

Sono parole che parlano del suo impegno, non ha mai smesso di raccontare la sua storia ai più giovani.

«Però spesso mi sento stanco e amareggiato, perché dopo trent’anni tanto è stato occultato fra le istituzioni.

Ma non ci si può fermare e bisogna arrivare a una verità storica sulle due stragi. Non sarà facile, lo so.

Io continuo a crederci, per questo ho chiesto alla presidente Meloni un nuovo rinnovato impegnato nella lotta alla mafia».

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