Iran, condannato a morte il giornalista Zam, rapito in Iraq nel 2019

La Republica News

Ruollah Zam, un famoso giornalista iraniano esule in Francia per molti anni e “scomparso” a Bagdad nel 2019, è stato condannato a morte da un tribunale di Teheran. Zam negli anni era diventato famoso nel suo paese gestendo “AmadNews”, un sito di notizie sulla piattaforma Telegram, uno dei tanti siti di informazione considerati illegali che avevano sostenuto le proteste degli iraniani a partire dal 2017.Secondo il portavoce della Giustizia iraniana, Zam è stato accusato di aver sostenuto e partecipato alle manifestazioni contro il governo: “La corte ha ritenuto che i tredici capi di imputazione corrispondano all’accusa di “corruzione sulla Terra” e quindi ha comminato la pena di morte”, ha detto il portavoce Gholamhossein Esmaoli. Secondo l’accusa Zam è stato “uno strumento nelle mani di servizi di spionaggio stranieri” e ha usato la sua pagina e il suo canale Telegram per diffondere informazioni false. “Corruzione sulla Terra” è una possibile traduzione di Mofsed-e-filarz, un crimine creato dall’ayatollah Khomeini dopo l’avvento della rivoluzione islamica per eliminare sostanzialmente gli oppositori accusandoli di un comportamento maligno previsto dal Corano Aver commminato la condanna sotto la speci del Mofsed-e-filarz A ha permesso la pena di morte: daopo la rivoulzione cn questo ti po di condanna sono sttai giusitiziati alemno 8000 fra oppositori e vecchi sostenitori e funzionari del regime dello Shah.Ma il caso Zam ha un retroscena ancora poco chiaro: quando comparve a Teheran nell’autunno del 2019 dopo essere futtigo in Francia, i “Guardiani della Rivoluzione” dichiararono che Zam faceva parte di una campagna di “guerra psicologica” ed era sotto gli ordini delle autorità francesi. Avrebbe agito anche con il supporto dei servizi di intelligence degli Stati Uniti e di Israele. Zam era stato in qualche modo arrestato in Iraq, dove era stato attirato con la scusa di partecipare a un progetto per giornalisti. Venne trasferito a Teheran con un’operazione che i pasdaran avevano definito “sofisticata e professionale: una trappola organizzata con metodi di intelligence moderni e tattiche innovative”. Da allora è stato preso in gestione dal sistema giudiziario iraniano, che adesso ha emesso la sua sentenza di morte.  


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