Iran, inizia l’era di Raisi: il religioso ultraconservatore discepolo di Khamenei

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Il passaggio di poteri al nuovo presidente dell’Iran, Ebrahim Raisi, è avvenuto come avviene ogni decisione importante a Teheran: con l’approvazione di Ali Khamenei, la guida suprema che controlla i centri principali della vita politica ed economica del Paese. Lavoreremo per rimuovere le “ingiuste” sanzioni americane, ha promesso Raisi nel breve discorso tenuto dopo la cerimonia, ma “non faremo affidamento sugli stranieri”, ha ribadito, accusando la precedente amministrazione per i problemi economici del Paese.

La cerimonia di approvazione, Tanfiz, martedì mattina, è stata trasmessa in diretta televisiva. Giovedì Raisi si presenterà davanti al Parlamento, l’unico organo elettivo tra le istituzioni iraniane, per la cerimonia di inaugurazione, Tahlif. Chiederà la fiducia e sottoporrà ai parlamentari una prima lista dei suoi potenziali ministri. 

Ultrareligioso cresciuto all’ombra della Guida suprema

Raisi è un religioso ultraconservatore, originario di Mashhad, la città santa sciita, è stato capo della magistratura per tre anni, dal 2019, nominato da Khamenei, e ha fatto una carriera politica tutta all’ombra della Guida suprema.

Nel suo passato ci sono gravi violazione dei diritti umani, accusano le organizzazioni per i diritti umani: nel 1988 fece parte del comitato di quattro persone che mandò a morte migliaia di prigionieri politici durante la guerra Iran-Iraq.  

Elezioni con la più alta astensione

Eletto con circa 17 milioni di voti su 59 aventi diritti in un’elezione caratterizzata dall’astensione più alta nella storia della Repubblica islamica, il nuovo presidente eredita un Paese in grave crisi economica, piegato dal Covid e in rotta di collisione con i suoi interlocutori in Occidente. 

“Il presidente Raisi cercherà nuovi equilibri. L’Iran guarderà più a Est”

I negoziati di Vienna per il ritorno all’accordo nucleare del 2015, che erano stati riavviati dal suo predecessore, il moderato Hassan Rouhani, insieme agli Stati Uniti di Joe Biden, sono in una fase di stallo. Negli ultimi giorni, l’attacco alla petroliera Mercer nel golfo dell’Oman, che America, Regno Unito e Israele, attribuiscono agli iraniani, ha reso ancora più tesi i rapporti tra Teheran e Washington.

Lavoreremo per rimuovere le “ingiuste” sanzioni americane, ha promesso Raisi nel breve discorso tenuto dopo la cerimonia, ma “non faremo affidamento sugli stranieri”, ha ribadito, accusando la precedente amministrazione per i problemi economici del Paese.

É il refrain che ha usato Khamenei negli ultimi giorni della presidenza Rouhani, invitando i nuovi amministratori a non fidarsi dell’occidente perché la storia Iraniana ha sempre dimostrato che è stato “un errore”. 

“Da oggi, la mia amministrazione seguirà un programma urgente e a breve termine per rimuovere i dieci problemi più importanti del Paese, compresi quelli relativi alla carenza di budget, investimenti, inflazione, diffusione del coronavirus, carenza di acqua ed elettricità”, ha promesso Raisi.

“Certamente cercheremo di revocare le sanzioni oppressive, ma non legheremo le condizioni di vita della nazione alla volontà degli stranieri”, ha detto. 

Iran, siccità e corruzione: proteste per la mancanza d’acqua nel sud-ovest

L’ambizione di arrivare a una sorta di autonomia strategica ed economica che renda l’Iran immune dalle conseguenze delle sanzioni occidentali è stata un punto chiave di tutta la campagna elettorale di Raisi. L’obiettivo del nuovo gruppo dirigente che circonda il presidente è di rinforzare i legami con la Cina e la Russia per sganciare progressivamente il Paese dalla dipendenza dall’Occidente.

Una sfida difficile, considerato che anche Pechino – che oggi è il primo acquirente di petrolio iraniano e tiene in piedi con le sue importazioni il budget nazionale – è interessata a una soluzione positiva dei colloqui di Vienna perché senza la rimozione delle sanzioni è sempre più complicato dare affari in e con l’Iran. 

Sul fronte interno, Raisi dovrà affrontare due crisi complicate oltre a quella economica: la pandemia di Covid che ha colpito l’Iran come nessun altro Paese in Medio Oriente ed è in una nuova recrudescenza e le proteste per la mancanza d’acqua che – partite dal sud ovest petrolifero – si sono estese anche ad altre zone del Paese, compresa la capitale Teheran.

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