Iran, l’annuncio del procuratore generale: “La polizia della morale non è più operativa”

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L’Iran ha sospeso le attività della polizia morale, la forza che controllava l’abbigliamento delle persone e arrestava soprattutto le donne che non si coprivano secondo i codici dettati dal regime della Repubblica islamica. Lo ha reso noto il procuratore generale del Paese, Mohamad Jafar Montazeri, parlando a Qom, in un incontro con il clero.

Quella polizia, che è stata creata nel 2006 con il nome di Gasht-e Ershad, “non ha niente a che fare con la magistratura, è stata abolita da chi l’ha creata”, ha precisato Montazeri rispondendo a una domanda sul perché la polizia morale non stesse più operando, ha scritto l’agenzia di stampa semi ufficiale Isna. Alcuni analisti considerano l’annuncio una vittoria del movimento di protesta, anche se altri parlano di decisione limitata e presa troppo tardi.

Non ci sono altre conferme che la polizia morale sia stata del tutto abolita, una decisione che dovrebbe essere annunciato dal consiglio supremo della rivoluzione culturale, l’organo da cui dipende. Montazeri inoltre non ha detto che la polizia morale è stata demolita a tempo indeterminato. Il Parlamento e il Consiglio della rivoluzione culturale però stanno discutendo delle’hijab obbligatorio: tra due settimane comunicheranno le loro decisioni e potrebbero esserci delle modifiche sul modo in cui viene applicata e fatta rispettare la legge.

Lo stesso procuratore – riporta Radio Farda – ha riconosciuto che il sistema giudiziario iraniano non persegue dichiaratamente lo scioglimento di questa “Polizia della sicurezza sociale”, ma i recenti incidenti, in riferimento alle proteste, hanno portato l’apparato della sicurezza a cercare “una soluzione prudente a questo problema”. 

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Montazeri ha spiegato che la magistratura continuerà a vigilare sui comportamenti a livello comunitario e ha sottolineato che l’abbigliamento femminile continua ad essere molto importante, soprattutto nella città santa di Qom. Il portare lo hijab (il velo islamico) in modo sbagliato, “specialmente nella città santa di Qom, è una delle principali preoccupazioni della magistratura e della nostra società rivoluzionaria, ma va notato che l’azione legale è l’ultima risorsa e le misure culturali precedono qualsiasi altra”.

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La città di Qom è il centro teologico dell’Iran, dove si trovano i principali seminari sciiti, una città visitata ogni anno da migliaia di pellegrini e seminaristi provenienti da tutto il mondo che arrivano per studiare. Montazeri negli ultimi giorni ha fatto anche un altro annuncio importante: ha detto che a breve, entro 15 giorni al massimo, il Parlamento e il Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale annunceranno la loro opinione sulla questione dell’hijab obbligatorio.

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L’annuncio della sospensione della polizia della morale, in Iran, “se fosse vero, sarebbe una prima grande vittoria per il movimento di protesta che va avanti da settembre. Ma non è detto che basti” agli attivisti. Questo il commento a caldo di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, all’annuncio delle autorità iraniane. “Se fosse vero sarebbe la prima vittoria del movimento di protesta. Se fosse vero, perchè bisogna vedere se questo annuncio verrà attuato e comunque arriva dopo oltre 400 morti. Ma non è detto che basti al movimento di protesta che spinge per andare avanti. Intanto, se così, è un primo grande segnale”. 

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