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Israele, così la guerra ha bloccato la coalizione di “tutti contro Netanyahu”. Bibi torna a rinascere

La Republica News
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In Israele in queste ore si combatte una battaglia politica che corre parallela alla guerra militare con Hamas. Uno scontro meno drammatico, ma non meno spietato e decisivo. È la manovra che il primo ministro Benjamin Netanyahu combatte per scongiurare l’alleanza di “tutti contro Bibi”, per impedire che il Parlamento nel quale non è riuscito a trovare i voti per formare un nuovo governo sia in grado di scegliere invece un premier alternativo a lui.

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Tre giorni fa Naftali Bennett, il capo del partito nazionalista “Yamina”, ex ministro del Likud con Netanyahu, ha dichiarato che avrebbe abbandonato i negoziati con i partiti di centro-sinistra per formate un governo “tutti contro Bibi”. La ragione di questa decisione di Bennet è chiara: il suo partito, i suoi elettori in questi giorni assistono innanzitutto agli scontri che ebrei e arabi israeliani hanno scatenato in città in cui le due comunità erano vissute in pace per decenni. Cittadini arabi esasperati dalle politiche del governo Netanyahu hanno attaccato cittadini ebrei. E squadre di ebrei violenti hanno assaltato negozi arabi, hanno picchiato palestinesi con passaporto israeliano.

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Poco prima dell’esplodere della protesta palestinese, del lancio dei razzi di Hamas e dei raid aerei israeliani su Gaza, il capo del secondo partito più importante nella Knesset aveva ricevuto l’incarico di formare il governo. Il centrista Yair Lapid, leader di “Yesh Atid” (C’è un futuro) aveva iniziato a negoziare con nazionalisti di Bennett, ma anche con i partitini arabi che alla Knesset hanno 10 deputati. Adesso però il voto arabo è tornato ad essere un voto “congelato”: buona parte dei partiti ebrei non potranno sostenere un’alleanza di governo con i deputati arabi di fronte ai loro elettori. E lo stesso vale per i deputati arabi, che probabilmente non avranno il coraggio di votare un governo con i partiti ebraici dopo i disordini di questi giorni.

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Abbandonando il negoziato con Lapid e con gli altri partiti del centro sinistra, Bennet ha detto che la soluzione più naturale per il paese sarebbe una grande coalizione. Un governo destra-sinistra da cui tenere fuori gli arabi. E per guidare una coalizione del genere il nome non può che essere quello di Netanyahu. Il Likud, il suo partito, è il primo nella Knesset di 120 seggi con 30 deputati.

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L’altro giorno su “Maariv” Ben Caspit ha scritto semplicemente che “nel momento in cui è scoppiata la guerra, il governo del cambiamento è morto e Netanyahu è tornato in vita”. Adesso Bibi dovrà solo interrompere gli attacchi su Gaza e provare a rimettere insieme i cocci della politica israeliana per formare un governo in cui lui sia ancora una volta il capo. Non è detto che ci riesca, ma intanto una guerra ha bloccato i suoi avversari.



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