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Istat, il fatturato delle industrie al top dal 2000. Ma a spingerlo sono i prezzi

MILANO – Cresce il fatturato delle industrie italiane a maggio, tocca il livello più alto da quando l’Istat tiene la serie storica (inizio 2020), ma è un effetto dovuto soprattutto alla questione dei prezzi.

Secondo la ricostruzione dell’Istituto di statistica, a maggio il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, è salito dell’1,4% sul mese percedente, frutto di un mix positivo sia dentro che fuori i confini nazionali (+1,5% quello interno e +1,1% quello estero). Nel trimestre marzo-maggio 2022, l’indice complessivo è cresciuto del 7,8% rispetto al trimestre precedente (+8,0% sul mercato interno e +7,3% su quello estero). Se si guarda il raffronto annuo, il dato è ancor più impressionante: +23,6% corretto per gli effetti del calendario, con un leggero vantaggio sul mercato interno (+24,2%) che su quello estero (+22,4%).

A questo punto bisogna però precisare un dato importante, in mesi di inflazione galoppante tanto al consumo quanto per i prezzi alla produzione. L’indice del fatturato misura la variazione delle vendite a prezzi correnti: se sale, può esser dovuto al fatto che un’azienda vende più prodotti, oppure perché li vende a prezzo più alto, o per entrambe le cose. L’indice in volume è invece a prezzi costanti, ovvero depura l’indice del fatturato dalla componente dei prezzi. E qui il quadro è differente: sempre a maggio, infatti, la stima Istat è che l’indice in volume del settore manifatturiero registri un calo in termini congiunturali (-0,3%). Mentre su base tendenziale, ovvero annua, il volume cresce sì ma del 5,9%, variazione “molto più contenuta di quella in valore (+22,9%)”.

Commentando i dati, infatti l’Istat sottolinea: “Seppure in leggera attenuazione rispetto al mese precedente, prosegue a maggio la crescita congiunturale del fatturato dell’industria, con l’indice destagionalizzato che tocca il livello più elevato dall’inizio della serie storica (gennaio 2000). L’indicatore di volume, calcolato a prezzi costanti e relativo al solo comparto manifatturiero, mostra invece una leggera flessione rispetto al mese precedente. In termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, si registra un incremento marcato del valore del fatturato sia in termini complessivi sia con riferimento ai principali raggruppamenti di industrie, con aumenti particolarmente significativi per il comparto energetico. La crescita in volume, tuttavia, risulta decisamente più contenuta”.

E in effetti se si prendono gli indici corretti per gli effetti di calendario sui raggruppamenti principali di industrie, gli incrementi tendenziali più forti sono proprio per l’energia (+72,7%), che come sappiamo è interessata da fortissimi aumenti dei prezzi, poi i beni intermedi (+32,1%) e i beni di consumo (+17,8%), più contenuti per i beni strumentali (+8,8%). Le associazioni dei consumatori montano infatti su questi numeri: il Codacons parla di una “illusione ottica”, l’Unc parla di un dato generale “dopato da inflazione e caro bollette” e accusa che “gli extra profitti milionari delle industrie energetiche, un regalo immeritato e intollerabile, gonfiano il fatturato con un +72,7% su marzo 2021 e un +9,8% su aprile 2022, senza il quale la crescita mensile sarebbe poco sopra lo zero, +0,6%. Ancora una volta, poi, per i settori di attività economica il primato spetta alle attività estrattive (+139,9%) e alla voce coke e prodotti petroliferi con +66,4%”.



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