Istat, l’inflazione di novembre resta al top dal 1984: +11,8%. Ma dopo mesi in accelerazione, si stabilizza. Rincara ancora il carrello della spesa

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MILANO – L’Istat conferma le stime di crescita preliminari sul Pil nel terzo trimestre. E vede che l’accelerazione dell’inflazione prende una prima pausa, seppur restando a livelli da record dalla metà degli anni Ottanta. E con il cosiddetto carrello della spesa, quello dei prodotti più comuni, che accelera ancora.

Inflazione all’11,8% a novembre

Partendo dal dato dei prezzi, dopo “la brusca” accelerazione di ottobre, a novembre l’inflazione, pur rimanendo a livelli che non si vedevano da marzo 1984 (quando fu +11,9%), è stabile. Era da agosto che accelerava. Nelle stime provvisorie l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,5% su base mensile e dell’11,8% su base annua (come nel mese precedente). Si scorgono, forse, i primi segnali di allentamento della pressione. “I prezzi di alcune componenti, che ne avevano sostenuto l’ascesa, tra cui gli energetici non regolamentati e in misura minore gli alimentari non lavorati, rallentano su base annua, mentre quelli di altre componenti continuano ad accelerare, tra cui gli energetici regolamentati e in misura minore gli alimentari lavorati”.

“I prezzi del carrello della spesa accelerano” invece, “ma di poco”, commenta l’Istat. “Se nei prossimi mesi continuasse la discesa in corso dei prezzi all’ingrosso del gas e di altre materie prime, il fuoco dell’inflazione, che ha caratterizzato sin qui l’anno in corso, potrebbe iniziare a ritirarsi”, osserva l’Istituto. Nel dettaglio: i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano una modesta accelerazione su base tendenziale (da +12,6% a +12,8%); rallentano, al contrario, quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +8,9% a +8,8%).

Un timido segnale d’inversione si vede d’altra parte nell’Eurozona: a novembre l’inflazione nei Paesi con la moneta unica è scesa al 10% rispetto al 10,6% registrato ad ottobre. E’ quanto segnala Eurostat in base alla prima stima flash. Si tratta della prima riduzione dopo mesi di crescita ininterrotta dovuta all’aumento dei pressi dell’energia e che ha fatto segnare all’andamento dei prezzi al consumo livelli record che non si registravano dagli anni ’80 e ’90.

Restando in Italia, invece, “l’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +8,1% per l’indice generale e a +3,7% per la componente di fondo”.

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) aumenta dello 0,6% su base mensile e del 12,5% su base annua (da +12,6% nel mese precedente). Mentre l'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +5,3% a +5,7%; quella al netto dei soli beni energetici sale da +5,9% a +6,1%.

Crescita confermata per il terzo trimestre

Secondo l’sitituto di statistica l’economia italiana è cresciuta dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2021, con una crescita acquisita per l’intero 2022 pari al 3,9%. A fare da propulsore alla crescita, evidenzia l’Istat, sono soprattutto consumi e servizi, in crescita dello 0,9%, in particolare turismo: commercio, trasporto, alloggio e ristorazione, contro il -0,6% dell’industria e il -2% delle costruzioni del 2%. Crescono dell’1,8% i consumi, oltre il doppio del +0,8% degli investimenti fissi lordi. Il contributo netto della domanda estera netta (export meno import, quest’ultimo gonfiato dal caro-energia) è negativo per 1,3 punti percentuali.

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Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono risultati in espansione, con tassi di crescita dell’1,7% dei consumi finali nazionali e dello 0,8% degli investimenti, mentre la domanda estera netta ha contribuito negativamente alla crescita del Pil. Dal punto di vista settoriale, prosegue per il sesto trimestre consecutivo la crescita del valore aggiunto dei servizi, soprattutto per l’apporto dei settori del commercio, trasporto, alloggio e ristorazione, mentre diminuiscono agricoltura, industria in senso stretto e costruzioni. Risultano stazionarie le ore lavorate e in lieve calo le unità di lavoro, le posizioni e i redditi pro-capite.

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