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Istat, recuperati 120 mila posti quest’anno ma l’Italia rimane con 800 mila occupati in meno sul pre-Covid

La Republica News
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MILANO – Il ritorno del mercato del lavoro verso una situazione di normalità è molto lento, mentre l’economia conferma nel suo complesso segnali migliori delle iniziali aspettative.

Dicono questo i dati dell’Istat sul lavoro di aprile, che vedono proseguire la crescita dell’occupazione già registrata a febbraio e marzo e porta così il recupero degli occupati da gennaio a quota 120 mila. Ma d’altra parte si arriva da uno choc che molti hanno paragonato a quello di una guerra e lo stesso Istituto ricorda che “rispetto a febbraio 2020, mese precedente a quello di inizio della pandemia, gli occupati sono oltre 800 mila in meno e il tasso di occupazione è più basso di quasi 2 punti percentuali”. Numeri pubblicati poco prima di quelli sull’andamento dell’economia nel primo trimestre. E in questo caso la sorpresa è positiva, visto che l’Istat ha ribaltato le prime stime del 30 aprile scorso, che indicavano un calo congiunturale dello 0,4%, calcolando per il periodo gennaio-marzo un aumento del Pil (corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato) dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Rivista anche la stima sul primo trimestre 2020, a -0,8% rispetto al -1,4% comunicato ad aprile.

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Crescono occupati e disoccupati, scendono gli inattivi

La crescita dell’occupazione di aprile (20 mila persone, +0,1%) ha riguardato anche le donne, i dipendenti a termine e gli under 35. In dimunizoone, invece, gli uomini, i dipendenti permanenti, gli autonomi e gli ultra 35enni. Il tasso di occupazione è così risalito al 56,9% (+0,1 punti).

In risalita c’è anche, però, il tasso di disoccupazione che si è portato al 10,7% (+0,3 punti, top dal 2018) con 88 mila persone in più in cerca di lavoro. Un fenomeno che ha riguardato entrambe le componenti di genere e tutte le classi d’età. In discesa, tra i giovani, il tasso di disoccupazione al 33,7% (-0,2 punti).

Se in un contesto di ripresa sale la disoccupazione è anche perché più gente recupera fiducia e si mette a cercare lavoro, non trovandolo. Tra marzo e aprile, infatti, il numero di inattivi di 15-64 anni è sceso dell’1%, -138mila unità, con un calo diffuso sia per sesso sia per età. Il tasso di inattività scende così al 36,2% (-0,3 punti).

Resta che, sull’aprile 2020, “le persone in cerca di lavoro risultano in forte crescita (+48,3%, pari a +870mila unità), a causa dell’eccezionale crollo della disoccupazione che aveva caratterizzato l’inizio dell’emergenza sanitaria; d’altra parte, diminuiscono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-6,3%, pari a -932mila), che ad aprile 2020 avevano registrato, invece, un forte aumento”.

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Rivista al rialzo la stima sul Pil del primo trimestre

Tra gli altri dati di giornata, come accennato l’Istat ha aggiornato in positivo i conti economici trimestrali. Portando da -0,4 a +0,1% le stime sulla variazione congiunturale del reddito nazionale, l’Istat stima ora che la variazione acquisita per il 2021 sia pari a +2,6 per cento (questo sarebbe il risultato di fine anno se per gli altri trimestri l’economia rimanesse ferma, ma le stime dicono che una crescita superiore al 4% è possibile grazie all’accelerazione prevista con le riaperture).

Nella sua analisi sull’andamento economico, l’Istituto spiega che il “moderato recupero” dell’attività produttiva nel primo trimestre del 2021  è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria e di una contrazione del terziario che in alcuni comparti ha risentito ancora degli effetti delle misure di contrasto dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid. Su base congiunturale agricoltura e industria hanno registrato incrementi pari, rispettivamente, al 3,9% e all’1,8%, mentre i servizi hanno messo a segno un calo dello 0,4%.



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