Ita, Fs si chiama fuori: “Noi non gestiamo aerei, non siamo nella data room”

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Un maggior coordinamento tra aerei e treni viene auspicato. Ma le Ferrovie non ambiscono ad un ruolo nella privatizzazione di Ita. Questo non esclude che, se si formasse una cordata, la società italiana non possa partecipare con una piccola quota. Di certo l’obiettivo da raggiungere – cosa possibile anche al di fuori delle attuali trattative – è quello di una maggiore integrazione commerciale che passa per un biglietto unico che unisca voli e rotaie, ma che arriva anche al settore della logistica nel settore delle merci.

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“Noi competenze per gestire gli aerei non le abbiamo – dice senza giri di parole l’amministratore delegato di Fs, Luigi Ferraris a chi gli chiede di Ita – Siamo interessati al trasporto aereo dal punto di vista commerciale, come integrazione, ad esempio, dei biglietti tra aereo e rotaia. I mezzi di trasporto devono parlare”. La volontà di avere una società italiana nel processo di privatizzazione, da affiancare a Lufthansa che ora sembra in pole position, non sembra al momento coinvolgere Fs: “Non siamo nella data room di Ita e nessuno ci ha chiesto di entrare”, spiega Ferraris, secondo il quale anche un ingresso con una piccola quota, attorno al 10-15%, “non significherebbe gestire una compagnia”. Attività che del resto richiede know how su rotte, slot, gestione di costi, come i carburanti, che certo non rientrano nel perimetro di Ferrovie.

Ferrovie guarda per ora ai risultati raggiunti e brinda ad un 2022 positivo, dopo le difficoltà della pandemia. Manca poco alla fine dell’anno e sul tavolo ci sono già i  primi dati: il fatturato cresce del 14% e l’anno chiude in attivo, senza l’aiuto ‘Covid’ dato dal governo lo scorso anno e nonostante l’aumento del costo dell’energia. Per le Frecce l’ad parla di “risultati eccellenti”, con una crescita dei passeggeri del 110%. E rivendica “una politica dei prezzi contenuta, che ha assorbito gli aumenti dei prezzi dell’energia”.  Poi ci sono gli appalti che procedono, nonostante l’aumento di alcuni materiali del 40-50%: un tema sul quale “il governo si sta muovendo nella direzione giusta, con semplificazioni e velocizzazione delle autorizzazioni”.

Cose da fare in programma, del resto, ce ne sono tantissime.

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C’è la sfida della concorrenza che, spiega, si gioca sul fronte europeo: dal quale il gruppo ricava il 9-10% del proprio fatturato e nel quale impiega circa 10 mila persone. Ma si pensa, anche, a potenziare i trasporti urbani su rotaia e al ruolo del cosiddetto ‘Polo Urbano’ che punta alla riqualificazione di 35 milioni di metri quadrati intorno alle stazioni. O agli investimenti in fibra ottica sulla rete ferroviaria (che per 12mila chilometri viaggia vicino alla rete stradale) per i quali vengono messi in campo 2 miliardi di euro. Ma anche a cose più banali, come l’arricchimento dei servizi.
“Penserete in futuro di mettere una cabina ferroviaria con un parrucchiere?”, viene chiesto a Ferraris che non disdegna l’idea. “Magari – dice – sulle Frecce che uniscono Milano a Parigi. In questo caso mi sembrerebbe la tratta giusta!”.

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