Italia il supermercato dei campioni che vincono tutto. Allestero

Italia, il supermercato dei campioni che vincono tutto. All’estero…

La Republica News
Pubblicità

Più di un tifoso juventino, vedendo il Bayern vincere contro il Psg la sua sesta Champions League grazie a un gol di Kingsley Coman, avrà pensato all’ennesima beffa del destino, che sembra divertirsi a giocare con le ambizioni del popolo bianconero di tornare a vincere quella coppa che manca in bacheca dal 1996. Il 24enne parigino, che ha spezzato il sogno della squadra della sua città, era alla sua seconda finale di Champions: la prima l’aveva giocata nel 2015 con la Juventus di Allegri. Quella volta era andata male, aveva vinto il Barcellona. Stavolta, invece, Coman può festeggiare e prendersi una rivincita contro chi già lo dava per finito a causa dei tanti infortuni che ne hanno frenato l’esplosione e che avevano esasperato anche lui, tanto da fargli parlare di ritiro a soli 22 anni in caso di nuovi problemi alla caviglia già operata due volte.Una sola stagione a TorinoA Torino Coman era arrivato a parametro zero ed è rimasto appena una stagione: poi è arrivata l’offerta del Bayern (7 milioni per il prestito biennale più 21 per il riscatto dell’intero cartellino) e l’allora amministratore delegato bianconero Beppe Marotta ha deciso che sì, conti alla mano quel francesino si poteva sacrificare sul sacro altare del bilancio. E se simili ragionamenti li fa la società che da dieci anni a questa parte domina incontrastata in Italia, figuriamoci le altre. Che sono costrette a investire per inseguirla, ma allo stesso tempo sanno che, in tempo di fair play finanziario, chi sgarra con le spese pazze poi ne paga le conseguenze. E che quindi hanno ceduto e continuano a cedere i loro pezzi pregiati al primo club straniero che si presenta con un bel malloppo.Sette su 30 in finaleFa impressione, osservando i 30 giocatori scesi in campo durante Psg-Bayern, notare che ben 7 sono transitati dall’Italia: da una parte Thiago Silva, Marquinhos, Paredes e Verratti (più Icardi, rimasto in panchina), dall’altra Coman, Coutinho e Perisic. E proprio il match winner, nel postpartita, ha ricordato l’importanza della sua unica stagione alla Juventus: “Se sono il giocatore di oggi, il merito è anche della Serie A. Si tratta di un grande campionato che mi ha insegnato tanto”. Ecco, il problema sta tutto qui: che molti giocatori vedono l’Italia come una tappa utilissima per lo sviluppo della propria carriera, una palestra dove farsi le ossa. Ma una tappa di passaggio, perché se vogliono vincere qualcosa a livello internazionale dovranno lasciare il Belpaese.A secco da dieci anniL’albo d’oro parla chiaro: la Serie A è l’unico tra i quattro principali campionati europei i cui club non hanno portato a casa trofei Uefa negli ultimi dieci anni (l’ultimo trionfo risale all’Inter di Mourinho nel 2010). Persino il Portogallo, con l’Europa League conquistata dal Porto nel 2011, ha fatto meglio delle italiane. Spagna, Inghilterra e Germania hanno banchettato in Europa con il contributo, a volte decisivo, di ex giocatori della Serie A: basti pensare all’importanza degli ex romanisti Alisson e Salah nel Liverpool di Klopp, a Pogba grande protagonista nell’Europa League 2017 vinta dal Manchester United, a Emerson e Jorginho titolari nella finale vinta l’anno passato dal Chelsea di Sarri contro l’Arsenal (in cui giocava Torreira, ex Samp).Il caso BanegaEmblematico il caso Banega: il centrocampista argentino, che nel palmares aveva già due vittorie in Europa League con il Siviglia, nel 2016 lasciò la Spagna per tentare l’avventura in Italia con l’Inter. Una parentesi di appena una stagione, poi il ritorno in Andalusia e pochi giorni fa la conquista della sua terza Europa League, guarda caso ai danni dei nerazzurri. E nella squadra di Lopetegui non vanno dimenticati gli ex milanisti Suso e Ocampos e l’ex Palermo Vazquez.Se si guarda a Psg-Bayern con l’occhio del ragioniere, si può essere più che soddisfatti, dato che gli otto ex “italiani” nei due organici erano costati ai club nostrani complessivamente meno di 60 milioni di euro e sono stati poi rivenduti per circa 200 milioni di euro. Ma siamo sicuri che con questa strategia i club italiani, i cui calciatori scendono in campo con attaccato il cartellino del prezzo, possano tornare a essere protagonisti in Europa? Intanto è di nuovo tempo di calciomercato: il Barcellona, che vuole assolutamente tornare a mettere le mani sulla Champions dopo sei anni all’asciutto, fa la corte a Lautaro Martinez, gioiello argentino portato in Europa e valorizzato dall’Inter. Al supermarket Serie A la merce di qualità è sempre presente: per vincere, basta pagarla. 


Go to Source