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Jodie Foster: “Forse tornando indietro non lavorerei più con Roman Polanski”

La Republica News
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Cinquant’anni di carriera, molti film rimasti nella storia, Taxi Driver e Il silenzio degli innocenti solo per citarne alcuni, e il lavoro per due registi, Roman Polanski e Woody Allen, poi travolti dagli scandali sessuali. Il primo, per aver violentato diverse donne – fatti acclarati per i quali non ha mai pagato – il secondo accusato da Mia Farrow e dalla figlia adottiva aver molestato la bambina.

Jodie Foster, premiatissima attrice oggi anch’essa dietro la macchina da presa, riflette sui suoi progetti passati e presenti in una lunga intervista rilasciata al New York Times in cui, inevitabilmente, le viene chiesto di affrontare vari temi, tra i quali quelli del controverso politically correct tanto discusso in questi ultimi tempi.

In pieno movimento #MeToo, dopo le vicende legate al potente produttore Harvey Weinstein, condannato a 23 anni di carcere, Hollywood non smette di interrogarsi se sia lecito o meno lavorare con degli artisti che abbiano a carico fatti gravi, come ad esempio un’accusa di stupro.

Lo fa anche il giornalista della testata New York Times, David Marchese, chiedendo prima a Foster cosa ne pensa del rinnovato rapporto della macchina del cinema statunitense nei confronti della comunità Lgbt+ – prendendo spunto dal killer psicopatico e trans de Il silenzio degli innocenti – per poi arrivare al suo lavoro, anni addietro, per registi come Allen e Polanski: ha senso criticare chi ha realizzato un’opera invece che l’opera stessa?

“Trovo i due piani diversi”, risponde Foster, “ma si possono fare delle considerazioni di valore su questo tema. È un processo in cui si deve trovare un modo per fare la cosa giusta. Io penso che puoi guardare ai film di Polanski e Allen e rimanere in soggezione per via del loro talento. Questo non significa necessariamente che le persone che hanno realizzato quelle opere non debbano affrontare le conseguenze (se hanno compiuto atti negativi, ndr). Me lo lasci dire: ho girato un film con Woody Allen trent’anni fa. Un ruolo di forse tre minuti e mezzo. Dunque non ho molti pensieri su di lui. Polanski, sì, quella è una scelta che potrei rivedere. Credo – e probabilmente lei sarebbe d’accordo – che se qualcuno commette un crimine e sconta la pena pattuita poi merita di essere messo in grado di tornare al lavoro. Se qualcuno segue la legge, a prescindere da ciò che potrebbero aver fatto in passato, se ha seguito il processo della ‘redenzione’, questo deve essere preso in considerazione. Non sono certa che questo discorso possa essere applicato a Polanski. Ma è tutto ciò che ho da dire a riguardo”.



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