La caccia agli alleati dai veleni al corteggiamento limpensabile unione tra Berlusconi e Di Maio

La caccia agli alleati: dai veleni al corteggiamento, l’impensabile unione tra Berlusconi e Di Maio

La Republica News
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Non è più il vecchio leader “che ha fatto il suo tempo, e rischia il ridicolo”. Anzi. Una ventina di mesi dopo, muta drasticamente la parola d’ordine dello stesso Luigi Di Maio, dal nuovo M5S: “Io sono sempre stato un promotore del dialogo” con Silvio Berlusconi, com’è legittimo che sia nel Paese messo in ginocchio dalla pandemia. E su cui, è stato notato, non può cadere nel vuoto l’appello del presidente Mattarella alla massima coesione politica e istituzionale per il bene della nazione. Così anche il titolare della Farnesina traccia quel legame che ormai – apertamente e con più voci – auspica il governo sia per attrarre a sé Forza Italia e disarticolare così il centrodestra a prevalenza sovranista; sia per rafforzare l’asse di maggioranza (o persino per riservare ad Fi qualche ingresso nell’esecutivo, come più nettamente ipotizza Goffredo Bettini dal Pd) in vista di un inverno italiano che presenta sfide e scelte decisive per il futuro, a cominciare dalla messa in sicurezza della legge di Bilancio.Per un concreto rimpasto di governo, con gli azzurri al loro fianco non è ancora aria, lascia intendere Di Maio, domani chissà, ma “in questo momento non ne vedo proprio i presupposti, i numeri li abbiamo”, taglia corto nell’intervista a Repubblica il ministro degli Esteri, appena reduce dallo scontro e dai veleni degli Stati Generali, che ha visto consumarsi l’ennesimo scontro con la corrente Di Battista.L’analisi
Il Movimento si fa partito. E Di Maio vuole il controllo per neutralizzare Conte
di Claudio Tito 16 Novembre 2020

Ma, a ridosso di Palazzo Chigi, la connessione è ufficiale, il dialogo sulla legge di Bilancio tra Berlusconi e Tajani da un lato e il Pd e M5S l dall’altro guadagna sempre più metri verso il traguardo. Che poi, la meta, sia un appoggio tale da scardinare l’assetto della coalizione guidata da Salvini, per come si è imposto nell’ultimo lustro, o addirittura un ingresso nel governo, è diventato paradossalmente un dettaglio.Di formale c’è l’attivismo e il paradosso di una Forza Italia giano bifronte, implosa nelle urne (il flop delle regionali di settembre scorso la inchioda tra il 5 e il 6 per cento) ma necessaria oggi, in Parlamento e fuori, sia per questione di numeri, soprattutto in Senato, dove ci sarebbe bisogno di un consolidamento (risale ormai a un anno fa, non a caso, il tentativo della formazione del gruppo Responsabili, che non spiaceva a Conte), sia per le sue caratteristiche e ambizioni di formazione moderata e riformista.Un partito rinato per l’ennesima volta dalle proprie ceneri insieme alla figura del fondatore, e pronto a tessere, seppur tra formali stop and go, il ruolo che potrebbe avere nella seconda e più complessa fase dell’epidemia. Solo qualche giorno fa, il settimo compleanno del partito berlusconiano , da quando è tornata a costituirsi come Fi, è stato festeggiato dal deputato ed economista Renato Brunetta, tra i primi a spingere, ormai da molti mesi sul tema della “collaborazione necessaria anzi indispensabile, a patto di porre condizioni leali da parte del governo”. Come ad esempio, sostiene Brunetta,  “i due relatori, uno di maggioranza ma anche uno di opposizione, con pari dignità : per riscrivere la legge”.Un lavorìo accelerato nelle ultime settimane. Che è anche una prima vittoria della vecchia scuola politica, e dei suoi inossidabili strateghi: da un lato Bettini, ideologo del Conte 2 e ispiratore del segretario Pd Zingaretti; dall’altro , l’uomo-risolutore di tutti i governi di B., Gianni Letta. Che alla fine sono riusciti ad avvicinare persino i leader più agli antipodi di tutte le tumultuose stagioni italiane: Di Maio, il rampantissimo capo partito M5S che Silvio definiva “un bel musino per la tv, ma un ragazzino senza mestiere”, e Berlusconi il caimano che veniva ricambiato dall’allora vicepremier del Conte 1 con un “farebbe bene a mettersi da parte ormai: ha fatto tanti danni, può diventare patetico”.Ma , di fronte alla vastità dei dossier aperti – Recovery, Mes, rifondazione della Sanità e dell’economia – il governo cerca solidità e Forza Italia accetta la corte. Un capovolgimento che poteva riuscire solo al Covid. E alle sue innumerevoli gravi conseguenze.


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