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La crisi diplomatica fra Erdogan e Draghi diventa un braccio di ferro sugli Europei di calcio: Istanbul vuole Italia-Turchia

La Republica News
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La finale di Champions League il prossimo 29 maggio allo stadio Atatürk di Istanbul, aperto al pubblico per l’occasione, rappresentava già per la Turchia una vetrina mondiale. Ma adesso il presidente Erdogan punta a un obiettivo ancora più clamoroso, nell’attuale fase di rapporti tesi con l’Italia: prendersi anche l’inaugurazione dell’Europeo di calcio, che coincide proprio con la partita fra Turchia e Italia, l’11 giugno. Lo strapperebbe a Roma, ancora in dubbio sulla riapertura degli stadi e perciò a rischio di esclusione.

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Istanbul non è l’unico piano B. La Russia di Putin sarebbe a sua volta pronta a sostituire Roma con Mosca, così come l’Ungheria di Orbán con Budapest, mentre l’Inghilterra di Johnson, forte dell’avanzata campagna di vaccinazione, potrebbe offrire l’alternativa Londra, che già ospiterà le semifinali e la finale. L’Esecutivo dell’Uefa, il governo del calcio europeo, si riunirà il 19 aprile per decidere. Ma la logistica organizzativa impone che la scelta si compia già a metà di questa settimana. E rischia di trasformarsi in un caso politico Turchia-Italia, battesimo del primo torneo con formula itinerante, in 12 Paesi diversi.

La gara, con annessa cerimonia di apertura, è la prima delle quattro previste a Roma (le altre sono Italia-Svizzera del 16 giugno, Italia-Galles del 20 giugno e un quarto di finale, il 3 luglio). Ma per ora l’Uefa ha promosso soltanto le otto città (Baku, San Pietroburgo, Copenaghen, Londra, Glasgow, Budapest, Amsterdam e Bucarest) che hanno garantito la presenza di almeno il 25% degli spettatori. Italia (Roma), Germania (Monaco di Baviera), Spagna (Bilbao) e Irlanda (Dublino) sono state rimandate: hanno avuto dieci giorni per fornire le garanzie sull’apertura al pubblico.

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Il via libera non può tuttavia arrivare dalle autorità sportive locali: serve il nulla osta dei governi nazionali e in particolare delle autorità sanitarie. Le ultime indiscrezioni raccontano della Germania orientata verso il sì al 25% degli spettatori all’Allianz Arena di Monaco di Baviera, in forza di un dettagliato studio sulle proiezioni della curva della pandemia a giugno. La Spagna potrebbe invece spostare la sede da Bilbao a Siviglia (o Madrid). Per l’Irlanda è quasi certa la rinuncia di Dublino, rimpiazzata da Londra o Manchester.

Resta in bilico l’Italia e Istanbul è in agguato. La Turchia non è tra i 12 Paesi prescelti, ma è pronta a giocarsi due jolly logistici: la vicinanza con Baku, che ospita le altre partite del girone dell’Italia e ha già garantito il 50% degli spettatori, e la macchina organizzativa oliata di fresco con la finale di Champions.

Erdogan non ha mai nascosto l’interesse per il calcio: nel 2014 il ministero dello sport acquisì la proprietà del piccolo Ba?ak?ehir, squadra di un sobborgo poi vincitrice dell’ultimo titolo nazionale. Anche Putin e Orbán non disdegnano il pallone. La Russia, reduce dall’organizzazione del Mondiale 2018, ospiterà quattro partite a San Pietroburgo e promette già il 50% degli spettatori con possibilità di alzare ulteriormente il tetto a fine aprile. L’Ungheria a Budapest ha promesso di riempire lo stadio al 100% dei posti con un rigido protocollo d’ingresso.
 



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