La droga letale ai due ragazzini di Terni? Lo schifo dello spacciatore di sinistra: chi è davvero l’antifascista Romboli

Libero Quotidiano News

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Antonio Rapisarda 11 luglio 2020

Tossicodipendente, rapper, ultrà “daspato” della Ternana ma anche anche “star” antifascista dei centri sociali del luogo con ospitate nei festival ufficiali. Questo il profilo Aldo Maria Romboli, lo spacciatore quarantunenne reo confesso di Terni che ha venduto la dose di metadone letale a Flavio e Gianluca, i due ragazzini morti nel sonno, nella notte del 7 luglio, dove averla ingerita – così sostengono gli amici delle due vittime interrogati – credendo fosse codeina: la cosiddetta droga dei trapper. Nelle prime ricostruzioni giornalistiche dell’uomo, rispetto al quale il Gip di Terni ieri ha convalidato il fermo, è sfuggito, guarda caso, il pedigree politico: a rivelarlo è stato Il Primato nazionale che ha scovato una serie di locandine con Romboli (in arte Kongram) protagonista di eventi nel centro sociale “Csa Germinal Cimarelli” e a sostegno della squadra di calcio popolare “Primi della strada”. Non solo: sempre il pusher è stato ospite di manifestazioni musicali – come il Cantamaggio ternano nel 2016 – sponsorizzate ai tempi dal comune e dalla Regione. Insomma un personaggio più che conosciuto in città Romboli, gravitante nell’orbita della sinistra extraparlamentare e con una carica polemica tutta rivolta contro la destra e CasaPound nello specifico: «Sono antifascista nella maniera più totale», spiegava nelle interviste. Dall’ordinanza del Gip Barbara Di Giovannantonio ammette «di averne venduto un po’ di metadone per ricavare i soldi a lui necessari per l’acquisto di cocaina».

Una tragedia per un totale di soli 15 euro. A questo prezzo Flavio e Gianluca hanno acquistato da Romboli, al parco del quartiere San Giovanni, la bottiglietta contenente la sostanza (possedeva il metadone perché fornito dal Sert) diluita con l’acqua. Come ha dichiarato lui stesso non era la prima volta che vendeva metadone ai due ragazzi: era già accaduto a giugno. «Quella volta però – emerge dal provvedimento del gip – l’indagato aveva detto loro che si trattava di codeina e non di metadone». Romboli ha ribadito invece che il 6 luglio «aveva detto ai ragazzi che la sostanza ceduta era effettivamente metadone». Versione diametralmente opposta quella degli amici dei due ragazzini. Drammatica la ricostruzione: subito dopo l’assunzione della dose, si erano visti con gli amici per una partita di calcio, «ma non avevano giocato perché stavano già male». Gianluca, in particolare, «si era accasciato su una panchina ed aveva vomitato più volte, per poi essere riaccompagnato a casa». Prima di andare via, ricordano i testimoni, Flavio e Gianluca si erano lamentati dei dolori spiegando «che era colpa della codeina comprata da Aldo». Per il gip «l’effetto letale del metadone su Flavio e Gianluca è conseguenza dell’alta concentrazione». In soggetti non tossicodipendenti la sostanza «anche in minima quantità può determinare il decesso».

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