La famiglia negata, l’odissea delle coppie arcobaleno per accedere alla fecondazione eterologa

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Il caso della giocatrice delle Juventus femminile Lina Hurtig, che ha annunciato di aspettare dalla moglie Lisa un bambino concepito con fecondazione eterologa in Svezia, fa riflettere sulla situazione in Italia: dove invece le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono vietate per le coppie omosessuali. La fecondazione eterologa (ovvero con donatore uomo o donna, a differenza dell’omologa che avviene con i gameti della coppia), era stata vietata dalla legge 40 del 2004, decisione poi ribaltata dalla Corte Costituzionale che l’ha ammessa dal 2014, ma solo per le coppie eterosessuali. E avviene ancora per larga parte nel privato, perché poche Regioni da allora si sono adeguate e la offrono nelle strutture pubbliche. Le coppie arcobaleno, dunque? Sono ancora costrette ad andare all’estero, con costi che tra terapie e viaggi arrivano a decine di migliaia di euro. E con diritti negati ai figli che alla nascita vedono riconosciuto solo il genitore biologico. A raccontare la loro storia sono Francesca Vecchioni, attivista, figlia del cantautore Roberto e madre di due gemelle avute con l’ex compagna Alessandra, e Chiara Foglietta, consigliera del comune di Torino, prima in Italia ad aver forzato la legge ottenendo nel 2018 che l’anagrafe riconoscesse anche la madre ‘sociale’, non biologica, del figlio. Insieme a loro il dottor Maggiorino Barbero, direttore del dipartimento materno infantile asl Asti, centro pma ospedale di Asti.

di Giulia Destefanis e Antonio Nasso

(Il video di Lina Hurtig è tratto dal canale Youtube della Juventus)

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