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La gip di Verbania sulla strage della funivia: “Ringraziate che il sistema è garantista, non c’erano gli elementi per tenere in carcere”

La Republica News
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“Dovreste essere contenti di vivere in uno stato democratico. Secondo me non c’erano le esigenze cautelari e gravi indizi di colpevolezza per tenere in carcere gli indagati”. Così la gip di Verbania Donatella Buonamici ha risposto questa mattina alle domande dei cronisti a proposito dell’ordinanza con cui ha smontato l’impostazione della procura che voleva in carcere tutti e tre i principali indagati. “Io ho osservato che non sussisteva il pericolo di fuga, non esisteva – ha aggiunto -. Non ho ritenuto per due persone la sussistenza dei gravi indizi non perché non abbia creduto a uno” ma “perché ho ritenuto non riscontrata la chiamata in correità, che deve essere dettagliata: questa non lo era ed era smentita da altre risultanze”.

La procuratrice Olimpia Bossi (ansa)

Il giudice Donatella Banci Buonamici ha aggiunto: “il pm fa il suo lavoro bene e io faccio il mio lavoro credo altrettanto onestamente, è il sistema, dovreste ringraziare che il sistema è così, dovete essere felici di vivere in uno Stato in cui il sistema fa giustizia o è una garanzia e invece sembra che non siate felici, l’Italia è un paese democratico”.

E oggi in procura è la giornata del vertice tra il consulente Giorgio Chiandussi, professore del Politecnico di Torino, nominato per accertare le cause dell’incidente della funivia del Mottarone, che ha causato 14 morti, e investigatori e inquirenti, coordinati dalla procuratrice Olimpia Bossi. Un incontro che servirà per iniziare a mettere nero su bianco gli elementi tecnici su cui verterà il quesito della consulenza nella forma dell’accertamento irripetibile.

Accertamento che porterà anche a garanzia a nuove iscrizioni nel registro degli indagati, oltre a quelle del caposervizio Tadini, del gestore Nerini e del direttore di esercizio Perocchio. Sotto la lente c’è l’operatore che su ordine di Tadini non tolse i ceppi dai freni di emergenza quel 23 maggio, ma anche altri dipendenti e manutentori, ditte comprese.

Bisognerà andare a verificare, spiega un investigatore, la presunta “connessione” tra i malfunzionamenti ai freni, di cui si lamentava Tadini dicendo di averli a più riprese segnalati a Perocchio da fine aprile, e l’incidente. E se quei problemi che facevano bloccare la cabina, tanto che almeno “10 volte” in 15 giorni il caposervizio piazzò i forchettoni sulle ganasce, potessero essere un “campanello d’allarme” della ‘debolezza’ del cavo che poi si spaccò, facendo volare la cabina, non più salvata dai freni di emergenza.

Il luogo della tragedia 

Gli accertamenti in vista, ha spiegato Bossi, sono proprio “finalizzati a capire perché la fune si è rotta e si è sfilata e se il sistema frenante aveva dei difetti”. Tema d’indagine è pure sapere se è accaduto e quando, come indicato da Tadini, il blocco della cabina dovuto alla “pressione dei freni” che scendeva “a zero”. Intanto, per metà mattinata sulle pendici del Mottarone sono attesi per un sopralluogo gli ispettori della commissione di indagine ministeriale.

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Presto sarà rimossa la cabina della funivia. Gli investigatori devono prelevare alcune parti della carcassa, in particolare la testa fusa della fune che si è spezzata e si è conficcata nel tronco di un albero. E sempre oggi sono attesi anche gli ispettori del ministero per un sopralluogo.

Donatella Buonamici, giudice delle indagini preliminari (ansa)

Le indagini dei carabinieri si stanno concentrando sulle conversazioni tra il caposervizio Gabriele Tadini, il direttore dell’impianto Enrico Perocchio e il gestore Luigi Nerini. Stabilire chi sapesse che i ceppi che bloccavano i freni erano inseriti e chi avrebbe potuto fermare Tadini dall’usare quell’escamotage per ovviare a un guasto al sistema frenante, è uno dei nodi principali dell’inchiesta. Gli investigatori esamineranno i telefoni dei tre indagati e i tabulati telefonici per ricostruire i contatti tra i tre prima e subito dopo l’incidente, ma da qualche giorno hanno acceso un faro anche sugli altri dipendenti: quanto sapevano dell’uso dei forchettoni che Tadini ha detto di inserire almeno 10 volte dal 26 aprile?

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E’ dall’esito di queste due fasi di indagine, quella tecnica e quella investigativa, che potrebbe arrivare la nuova ondata di avvisi di garanzia promessa dal procura tore capo Olimpia Bossi, all’indomani della decisione del gip Donatella Buonamici di scarcerare.



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