La guerra al tempo dei social, l’analista militare: “Così smascheriamo propaganda e fake news”

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“Come nel 1991 la guerra in Kuwait e in Iraq furono le prime raccontate in diretta televisiva, quello di oggi in Ucraina è il primo conflitto interamente diffuso attraverso i canali social”. L’analista Marco Di Liddo del Centro Studi Internazionali aiuta a fare chiarezza sullo tsunami di racconti, immagini e video che nelle ultime settimane si è riversato su tutte le piattaforme social. “I social sono un campo di battaglia. Modificare la posizione dell’opinione pubblica è fondamentale per vincere o perdere una guerra”, spiega Di Liddo. Per valutare la reale veridicità dei contenuti in circolazione, l’analista spiega due delle metodologie più frequentemente utilizzate: la ricerca inversa di immagini via Google e la geolocalizzazione. Ma la propaganda di guerra si può nascondere anche dietro un semplice hashtag, come #grazieputin, circolato alcuni giorni dopo il conflitto. “Lo scopo delle cosiddette misure attive nella information warfare è di andare a polarizzare il dibattito interno dei singoli paesi, influenzare le politiche e paralizzare il processo decisionale”, conclude Di Liddo.

di Francesco Giovannetti

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