La lunga notte del senatore Vitali e quell’ultimo addio a Forza Italia durato meno di 12 ore

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Carta, penna, calcolatrice: è notte inoltrata, sono le 4 e Luigi Vitali getta la spugna. Di là i numeri non ci sono, è inutile passare con Conte. La clamorosa giravolta del senatore di Forza Italia è una storia nella storia che certifica come la strada per il Conte-ter sia non in salita: di più.

Innanzitutto, chi è Vitali? “Non è un pivello, ha il pelo sullo stomaco lungo un metro: era una manovra di interesse e alla fine l’interesse non c’era più, tutto qui”, dice di lui un collega di partito. La biografia del senatore è quella di un navigatore esperto nel mondo della politica, sempre a destra. Avvocato di 65 anni, originario della provincia di Brindisi, negli anni ’80 è consigliere comunale dell’Msi a Francavilla Fontana. Poi aderisce nella neonata Forza Italia nel 1995. Sono anni d’oro: insieme a Niccolo Ghedini mette a punto gli emendamenti che depenalizzano il falso in bilancio. Con Silvio Berlusconi premier è sottosegretario alla Giustizia per due anni, dal 2004 al 2006. Nei cinque anni da non parlamentare (2013-2018) per qualche tempo è il legale di un boss della Sacra Corona Unita, Giancarlo Capobianco, alias “zio Carlone”. Vitali problemi non se ne fa, anche perché la sua stella polare – rivendicata anche in queste ore di trattative – è il “garantismo”. Comunque sia, una volta rieletto senatore in quota proporzionale nel 2018, prima flirta con Giovanni Toti che fuoriuscito da Fi fonda Cambiamo, poi con la Lega in grande ascesa, fino all’ultimo addio a Fi. Durato l’arco di una notte.

L’ultima vicenda errante di Vitali comincia ieri. “Credo che questo sia il momento dell’unità e non delle contrapposizioni”, dice lui in serata, annunciando di passare al gruppo dei responsabili. Aveva mandato una comunicazione  d’addio ai suoi colleghi: “Come doverosamente comunicato alla presidente, ho preso la decisione di sostenere il professor Conte. Ho espresso sempre la mia perplessità sulla situazione attuale. È stato un onore lavorare con voi”. Una preziosa casella in più per il presidente del Consiglio, alla ricerca in Parlamento di una pattuglia che rendesse la maggioranza non dipendente da Italia Viva. Vitali aveva incontrato Conte a Palazzo Chigi nel tardo pomeriggio, un colloquio lungo un’ora. La promessa che avrebbe spuntato – si racconta nel dietro le quinte di Forza Italia – era quella di un posto garantito in lista nel futuro partito di Conte. Una garanzia per i prossimi sette anni, in tutto. In cambio Vitali si impegnava a portare in dote altri 3-4 colleghi forzisti. Un’operazione capace, da sola, di far arrivare Pd-5 Stelle-Leu e responsabili ad un soffio da quota 161.

Alle 22 Vitali riceve la telefonata di Silvio Berlusconi, il Cavaliere si dice deluso dal suo comportamento ma Vitali conferma tutto: passa con Conte. Verso mezzanotte telefona anche Matteo Salvini, e del resto il senatore con la Lega pugliese ha acquisito una certa familiarità dopo aver sostenuto una candidata nel Carroccio alle scorse regionali. Il pressing su di lui e i sui sospettati di seguirlo aumenta: non ci sono i numeri, è un passaggio a vuoto, gli ripetono in tanti. Sono ore concitate fatte di ripensamenti multipli, calcoli, rassicurazioni e poi smentite. Ed effettivamente è a notte inoltrata che Vitali si rende conto che sarebbe stato l’unico, e quindi inutilmente, a passare nel gruppo dei costruttori. Da qui il passo indietro.

Ovviamente, come sempre accade in questi casi, le motivazioni ufficiali del doppio carpiato volano alto. “Su riforma della giustizia e fisco ho ricevuto rassicurazioni da Salvini”, la spiegazione di Vitali. E poi: “Sono contrario alle elezioni anticipate e sono favorevole alle larghe intese”. Sulle sue pagine social nel frattempo i complimenti (eufemismo) si sprecano: “Conosce il film Cettolaqualunque?”, gli domanda, tra i molti, il signor Stefano M.

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