La madre di Azzurra, suicida nel carcere di Torino: “Dovevo incontrarla la prossima settimana, ora la vedrò in una bara”

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“Aspettavo di incontrarla al colloquio la prossima settimana – ha confidato la madre, distrutta dal dolore, all’ suo avvocato – ero molto preoccupata per le sue condizioni: l’ultima volta che ci siamo parlate in  video chiamata mi aveva detto: “Mamma non ce la faccio più”. È distrutta Monica la madre di Azzurra Campari, la donna di 28 anni che venerdì è stata trovata impiccata nella sua cella del carcere Lorusso e Cutugno di Torino. È la quinta persona che muore in carcere, a Torino, dall’inizio dell’anno.

Campari, originaria di Riva Ligure, il comune di 2mila abitanti in provincia di Imperia, era in carcere dal maggio scorso per scontare un cumulo di pene comminate per dei reati contro il patrimonio, piccoli furti legati alla tossicodipendenza. Aveva un grande dolore dentro di sé, aveva già tentato dei gesti autolesivi in passato: non era in salute e prima di entrare in carcere era stata in cura al Serd.

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La 28enne era stata trasferita nel carcere di Torino dalla casa circondariale di Genova-Pontedecimo appena 15 giorni fa. Era in isolamento quando si è tolta la vita. Lascia la madre, un fratello.

Una volta terminata la detenzione sognava di rifarsi una vita nel mondo della ristorazione. La 28enne era stata iscritta all’istituto alberghiero, senza concluderlo. Poi aveva lavorato saltuariamente come aiuto cuoco e aiuto cameriere nei ristoranti della sua città.

Le ex compagne di cella la descrivono come una persona “problematica”. Fragile sicuramente. Alcune delle denunce che aveva rimediato nel corso del tempo erano legate all’oltraggio nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria, o ai piccoli furti, magari una bicicletta trovata in strada.

La madre, una 50enne che si guadagna da vivere come colf, non l’ha mai abbandonata: l’aveva vista in videochiamata dopo il trasferimento a Torino.

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«Non sappiamo ancora se verrà disposta l’autopsia né quando la salma verrà restituita alla famiglia – afferma l’avvocato Marzia Ballestra – assisto Azzurra da tempo, era una ragazza che doveva essere seguita con particolare attenzione, perché era in una situazione di difficoltà e la sua situazione era nota a tutti”.

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