La marcia su Washington in diretta tv

La marcia su Washington in diretta tv

La Republica News
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NEW YORK – L’America, l’America intera, ha vissuto con orrore in diretta televisiva l’equivalente di una marcia su Roma a Washington, l’invasione del Campidoglio, l’attentato alla  sacralità stessa della sua democrazia. Tutte le reti, anche quelle commerciali come la Cbs, la Abc, la Nbc, oltre alle news 24/7 come Cnn, o Fox news o Cnbc hanno interrotto la programmazione normale e continuato a seguire e a denunciare fino a tarda notte l’invasione del Parlamento americano da parte di dimostranti legati a QAnon e ai Proud Boys, ai movimenti estremisti della destra americana che Trump aveva incoraggiato e ispirato con parole che non lasciavano alcun dubbio. “State fermi, ma state pronti”, aveva detto il Presidente durante uno dei dibattiti elettorali. Come dire: “Aspettiamo il risultato, ma state pronti se perderemo”. Hanno perso. E questa massa informe di persone con bandane, tatuaggi, giubbotti di pelle, bandiere con la scritta Trump, pronta lo era davvero. Un reality show quello seguito dalle reti televisive che comincia appena una decina di minuti dopo che il Parlamento si era riunito per certificare l’elezione del presidente Joe Biden alla guida del Paese.  

Da allora in avanti è stato il caos: le regie televisive fatte di professionisti che hanno seguito di tutto, guerre incluse, sono state prese alla sprovvista. Poi hanno focalizzato l’attenzione sui due luoghi del delitto: il Parlamento e la Casa Bianca. Il Parlamento, dove la democrazia americana veniva ferita con gli invasori che prendevano possesso del podio da dove, a Camere riunite, i presidenti parlano alla Nazione nel discorso dello Stato dell’Unione. La Casa Bianca, dove il presidente Trump, che ha incoraggiato i dimostranti era comodamente seduto davanti alla televisione a seguire atti di violenza estrema, che mai nessuno avrebbe potuto immaginare potessero capitare in questo paese. Del resto lui stesso aveva detto pochi giorni fa: “Nel giorno della certificazione (cioè ieri, ndr) vedremo dei bei fuochi d’artificio”. Dai reportage dalla Casa Bianca abbiamo sentito le descrizioni di membri dello staff con lo sguardo perso nel vuoto, increduli che si potesse arrivare a tanto. Abbiamo sentito John Acosta della Cnn implorare il presidente di venire nella saletta stampa, subito dietro l’Ufficio Ovale, per chiedere ai dimostranti di fermarsi: “I microfoni sono aperti per lei, signor presidente, faccia qualcosa, dica a tutti di fermarsi”. Jonathan Karl della Abc ci ha detto di aver parlato con un alto funzionario vicino al presidente. “Se fosse un uomo andrebbe al microfono, ma è un vile – gli avrebbe detto il funzionario – gli abbiamo chiesto di prendere il microfono e parlare ma non ascolta nessuno, è un vigliacco travolto dall’amarezza della sconfitta”. Una sconfitta tanto più umiliante dopo che si è saputo che in Georgia, lo stato che lui definiva suo, ha mandato al Senato due democratici e non i due repubblicani che Trump aveva sostenuto fino all’ultimo.

Qualcuno chiedeva anche l’impossibile, George Stephanopoulos della Abc implorava Trump do accettare subito l’elezione di Joe Biden, di riconoscerla, per disinnescare la miccia che lui stesso aveva acceso e continutato a tenere viva fino a tre giorni fa durante il comizio in Georgia. Dalla Casa Bianca, il reality show che l’America non avrebbe mai voluto vedere passava al Pentagono con l’autorizzazione per l’intervento della Guardia nazionale. Poi tornava al Congresso dove le immagini erano sempre più devastanti: i dimostranti che entravano nella stessa Camera dei rappresentanti, occupavano gli uffici dei deputati e senatori e infine quella più drammatica: agenti in borghese con le pistole spianate che minacciavano di sparare da dietro le porte che difendevano il Senato. Dal Congresso le telecamere “live” sono andate su Joe Biden: “In questa ora la nostra democrazia è oggetto di un assalto senza precedenti. Questa non è protesta è una insurrezione. Il mondo ci guarda sono triste che la nostra nazione sia arrivata a un momento così oscuro, ma prevarremo, il lavoro dei prossimi quattro anni deve essere quello di sanare le ferite risolvere i problemi, non alzare le fiamme dell’odio. Chiedo che Trump intervenga”. Ecco che le regie hanno una breaking news, Trump parlerà. E si torna alla Casa Bianca. Ma l’intervento del presidente è soltanto via audio. Chiede semplicemente ai dimostranti di tornare a casa, non appare in video, non condanna con forza le azioni e non chiede che l’iter democratico americano proceda lungo la sua strada. Non basta. Ce lo dice Martha Raddaz inviata al Congresso della Abc: “Sono andata dai dimostranti a riferire cosa ha detto il presidente, ‘tornate a casa!’. La loro risposta? ‘Da qui non ci muoveremo’”.



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