La mostra dimostra 

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La prima cosa bella di mercoledì 14 dicembre 2022 è la mostra più interessante dell’anno: quella in cui fa irruzione Alessandro Bergonzoni con la sua performance Tutela dei beni: corpi del (c)reato ad arte. Potete essere agli Uffizi, al Museo archeologico o dove accadrà. Starete guardando le opere e sentirete una voce, poi un passo marziale. La voce dirà cose che sulle prime capirete: “Pinacoteca. Museo. Capolavoro. Esposizione”. Poi capirete di aver frainteso. Perché il senso è l’equivoco. Perché: “L’umanità ha la più immensa collezione d’arte privata: gli esseri viventi. Finché non diventa una collezione privata: privata di attenzione, cura, verità, infinito. Privata di arte”. Privata ad arte, aggiungerei. Per dire: consapevolmente. Colpevolmente. È lì che si accende la luce dietro il telo e l’immagine comincia ad affiorare. È un’immagine? Se sì è riproducibile. E allora meglio di no, perché è il viso martoriato di Stefano Cucchi. Possiamo valutarlo quel torto o è inestimabile? Possiamo sopportarlo o è intollerabile? Possiamo descriverlo con il dizionario dei sinonimi? Tortura, martirio, supplizio, tormento. Eppure è così bello se lo sublima Caravaggio. Anche una decapitazione? Soprattutto. Lascia la sala, Bergonzoni, attenzione: “Cosa abbiamo la sfortuna di vedere? E cosa ci fanno vedere in un museo esistenziale dell’arte?”. Applausi. Clic. Pensieri sospesi. Uno fra tanti: Ma quelli che tirano succo di pomodoro ai Van Gogh? Delinquenti! E se per surriscaldamento finissero i fiori, ci basterebbero iris e girasoli su tela?  

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