La musica è finita

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Un appartamento distrutto dalle bombe. Chernihiv, Ucraina

<span class="Y2IQFc" lang="it">Un appartamento distrutto dalle bombe. Chernihiv, Ucraina</span>

Un appartamento distrutto dalle bombe. Chernihiv, Ucraina (ansa)

Il pianoforte è sventrato. Sulla tastiera dorme un cane di peluche. Accanto allo strumento c’è una sedia. È il posto pronto per chi ascolta. Ma nessuno suona più il piano in questa stanza, in questa casa di Chernihiv bombardata e distrutta. Il sindaco ha detto che è più facile contare le case in piedi che quelle venute giù. Fotografie come questa ci permettono di gettare uno sguardo a ciò che rimane, uno sguardo più lungo, più attento, di quello consentito a chi se ne è andato. È una seconda visione, perfino un po’ impudica, offerta a noi – spettatori lontani – e negata a chi a quell’indirizzo di Chernihiv non tornerà presto, forse non tornerà più. Solo i terremoti e le guerre – catastrofi che si manifestano dalle profondità della terra, o dal cielo – tagliano le case a metà, le squartano, lasciando quasi sempre intatto qualcosa, un oggetto reso inutile e comunque carico di memoria, una lavatrice, un pianoforte, un quadro, che parlano della vita come era e non sarà più.

Ovunque silenzio e vuoto, come se tutti fossero saliti su un treno notturno e partiti

Scriveva Serhij Zadan, scrittore nato a Starobil’s’k, Ucraina orientale. Raccontando un’altra tappa di una guerra vissuta dal suo Paese e già dimenticata. 

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