La nuova proroga del governo riapre lo scontro sugli sfratti

La nuova proroga del governo riapre lo scontro sugli sfratti

La Republica News
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Inquilini (in difficoltà) contro piccoli proprietari (anche loro, spesso, in cattive acque). La proroga del blocco degli sfratti causa pandemia fino al giugno 2021 infilata dal governo nel decreto Milleproroghe riaccende l’eterna e drammatica partita della casa tricolore. «La decisione era inevitabile – dice Lucia Mariani, responsabile politiche abitative della Cgil -. Come si faceva a mettere migliaia di persone per strada il primo gennaio in piena crisi sanitaria?». Ma la scelta «rozza» dell’esecutivo – secondo l’accusa del presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa – «risolve un problema serio a costo zero per lo Stato e sulle spalle dei privati, senza nemmeno riconoscere loro un ristoro per il danno subito».

E visto che il mondo dei locatari non è fatto solo di grandi immobiliaristi ma anche di tanti piccoli “padroncini” (il 57% di loro ha un reddito inferiore ai 29 mila euro, dice Confedilizia) il cerino di questa partita delicatissima «dove non ci sono buoni e i poveri da una parte e cattivi ricchi dall’altra» dice Spaziani Testa è rimasto in mano a loro. La prova? La valanga di mail di protesta dei “peones” del mattone che hanno intasato la posta elettronica della associazione contro lo stop agli sfratti.

La bomba sociale della casa, ovviamente, è una realtà pesante e vecchia di decenni. Nel 2019 i tribunali hanno emesso 48.543 sentenze di sfratto (-23% sul 2018) di cui 42 mila per morosità. Il Covid, ovviamente, ha peggiorato la situazione. «Nessuno riesce a quantificare davvero le dimensioni del problema ma ci sono diverse decine di migliaia di persone che in linea teorica potrebbero essere buttate fuori di casa dalla sera alla mattina», sostiene Mariani. Il congelamento degli sfratti, come il blocco dei licenziamenti, serve insomma ad evitare un corto circuito sociale in una situazione straordinaria.

Le lettere di protesta pubblicate sul sito di Confedilizia fotografano però l’altra faccia della medaglia: quella dei problemi – anche finanziari – dei piccoli proprietari che «malgrado sentenze esecutive arrivate spesso ben prima della pandemia», accusa sempre Spaziani Testa – si trovano con gli appartamenti congelati e zero entrate. C’è Carlo, disoccupato, il cui unico reddito è l’affitto di un bar a Roma («sempre aperto con enorme giro di clientela» precisa) che non viene pagato da 7-8 mesi. Ci sono i due coniugi Rinaldi di Bologna (89 anni lui, 85 lei) che continuano a pagare Imu, spese di condominio, riscaldamento e avvocato senza vedere una lira dall’inquilino dal 2018.

Il governo ha provato a mettere una pezza a questa situazione rifinanziando con una cinquantina di milioni il fondo per la morosità incolpevole e con 150 milioni il sostegno all’affitto. «Ma una politica abitativa seria gli sfratti li previene e non li esegue – dice Mariani -. E le risorse sono poche e stanziate per periodi troppo brevi». Bisognerebbe incentivare la revisione dei canoni aiutando anche i locatari, magari con il credito d’imposta come si è fatto per gli edifici commerciali. E poi si deve affrontare un caso per volta per capire chi davvero è in difficoltà tra le parti e chi ha diritto ad essere aiutato», suggerisce il numero uno di Confedilizia. «Il blocco degli sfratti è una soluzione estrema che non avremmo voluto nemmeno noi – ammette Mariani -. Il problema della casa si risolve con un grande piano di investimenti in edilizia sociale, combattendo il nero degli affitti garantendone magari la deducibilità, introducendo strumenti fiscali per supportare chi fa fatica a pagarli». Ma di questo si riparlerà (forse) solo dopo la fine dell’emergenza.
 



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