194409584 3a8d3d56 8183 4c3c b9fa 18e8cd46ce36

La pandemia “congela” le vendite di armi. L’Italia ne vende meno e ne compra di più

La Republica News
Pubblicità
Pubblicità

194409584 3a8d3d56 8183 4c3c b9fa 18e8cd46ce36

MILANO – La pandemia frena – per la prima volta nel nuovo millennio – l’esportazione di armi nel mondo. Il volume delle commesse internazionali nel quadriennio tra il 2016 e il 2020, calcola lo Stockholm international peace research institute (Sipri) è sces0 dello 0,5% rispetto ai quattro anni precedenti. Una frenata che si è concretizzata in gran parte nell’anno del Covid. Il dato è la sintesi di un mercato che si è mosso a due velocità: Stati Uniti, primo esportatore mondiale di strumenti bellici con il 37% del totale, Francia (8,2%) e Germania (5,5%) hanno registrato crescite a due cifre, Parigi addirittura del 44%. Russia e Cona si sono mosse invece in direzione opposta. Mosca ha visto le vendite all’estero scivolare del 22% a causa soprattutto del crollo degli ordini del 53% nell’ultimo biennio da parte dell’India, che sta cercando di diminuire la sua dipendenza da Putin. La Cina invece ha messo la retromarcia (-7%) dopo otto anni al galoppo in cui l’export della sua industria della difesa era balzato del 77%.

Anche per l’Italia il bilancio è a due facce: il nostro paese ha esportato meno armi (- 22%) scivolando dall’ottavo al decimo posto della classifica per nazioni con una quota scesa dal 2,8% al 2,2% del totale. Il 18% delle vendite tricolori è andato alla Turchia, il 17% all’Egitto e il 7,2% al Pakistan. Roma scala invece diverse posizioni nella graduatoria degli importatori. I volumi di acquisti dall’estero sono saliti infatti del 120%  con il 62% del materiale in arrivo dagli Usa e il 26% dalla Germania. Il nostro peso sul totale del mercato è cresciuto dallo 0,7% all’1,5%, percentuale che ci posiziona al 19esimo posto tra gli acquirenti. Una classifica dominata dall’Arabia Saudita (11% del mercato globale), seguita da India (9,5% malgrado il crollo degli ordini) ed Egitto (5,8%).    
“E’ presto per dire se la rapida crescita delle vendite di armi da inizio millennio sia davvero finita – ha detto Peter Wezeman, responsabile della ricerca del Sipri -. Certo è probabile che dopo la pandemia diversi paesi possano ridimensionare gli ordini per qualche tempo. Ma è anche vero che nel 2020 molte nazioni, malgrado il virus, hanno fatto grandi ordini di materiale bellico”.

I grandi compratori degli ultimi tempi sono in particolare i paesi mediorientali. La tensione del Golfo ha convinto l’Arabia Saudita a gonfiare del 61% gli acquisti. Il Qatar, sotto mebargo di molti suoi vicini, ha speso in armi il 361% in più. L’Egitto il 136% con forti investimenti soprattutto sulla flotta navale. Lo stop alle consegne di F-35 Usa ha penalizzato la Turchia (- 35%) che ha bussato alla Russia per un sistema missilistico di difesa e ha investito molto per creare una propria industria bellica. Molti paesi asiatici e dell’Oceania hanno aumentato invece i loro investimenti per provare a fare da contrappeso alla politica cinese. Il Giappone li ha aumentati del 124%, l’Australia del 41%, la Corea del sud del 57%, le Filippine del 229%.



Go to Source