La parabola di Giulio Gallera da frontman della crisi Covid e possibile candidato sindaco ad assessore sfiduciato

La parabola di Giulio Gallera, da frontman della crisi Covid e possibile candidato sindaco ad assessore sfiduciato

La Republica News
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Il suo debutto in politica, per quanto iper-locale, risale al 1990: consigliere di zona a Milano, la sua città. E pensare che soltanto pochi mesi fa per lui c’era chi immaginava la corsa a sindaco di Milano per le prossime Comunali contro Beppe Sala. Ipotesi che il diretto interessato non smentiva: “Io candidato sindaco? Non mi tirerei indietro”, diceva nelle interviste di marzo. In quei giorni Giulio Gallera era l’uomo immagine della lotta al coronavirus in Italia, non solo nella Lombardia di cui è assessore al Welfare dal 29 marzo 2018. E chissà per quanto ancora, visto che le voci di rimpasto e di sfiducia nelle ultime ore sono diventate grida.

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Non saranno contenti i suoi follower, quelli iscritti alla pagina Facebook “Tutti per Giulio Gallera” (“La pagina nasce con lo scopo di sostenere l’assessore Giulio Gallera.NON RAPPRESENTA l’Assessore e le pubblicazioni NON SONO RICONDUCIBILI in alcun modo a lui e potrebbero non rappresentare il suo pensiero”, si legge tra le informazioni). A loro il 31 dicembre l’assessore aveva dedicato un video di ringraziamento per il sostegno e l’invito a considerare il 2021 “l’alba di un giorno nuovo”.

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Sarebbe ingeneroso, adesso, ridurre tutto alle gaffe, agli scivoloni di questi mesi, per Gallera. Perché nella notte tra il 20 e 21 febbraio scorso, quando da Codogno, paese della Bassa Lodigiana, arrivò la notizia del primo paziente italiano positivo al coronavirus, l’assessore Gallera fu il frontman della situazione per giorni e notti. Lui, con il governatore Fontana, a dover organizzare per primi in Italia una barriera a quello che si temeva, ma non si conosceva davvero. E sarebbe appunto ingeneroso non ricordare che gestire quella che sembrava un’emergenza ma che dopo un anno è diventata quotidianità non sarebbe stato facile per nessuno.

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Però. E’ stato a marzo, nelle prime settimane in cui Lombardia Notizie, l’agenzia di stampa della Regione, organizzava ogni pomeriggio le dirette su Facebook con il bollettino di morti e contagi letto in studio e commentato dall’assessore, che Gallera ha iniziato a fare i primi passi falsi. Fino ad allora era stato un assessore tra gli altri, certo messo in uno dei posti cardine della Lombardia, quella sanità che dai tempi di Formigoni e delle porte aperte ai privati ha sempre fatto discutere, oltre che in molti casi aprire fascicoli in tribunale. La sua scelta, nel 2018, era stata un perfetto bilancino tra le forze di governo che avevano appena confermato la loro guida della Lombardia: lui, consigliere regionale di Forza Italia dopo anni in Consiglio comunale a Milano, era stato scelto per quella pedina sullo scacchiere della giunta Fontana. 51 anni, sposato e con due figli, avvocato, tra i fondatori di Forza Italia a Milano, di cui diviene consigliere comunale nel 1997 (quella prima elezione in una zona era davvero un’altra epoca: Partito liberale italiano). Una carriera politica che si lega agli incarichi che, sempre nel manuale Cencelli di ogni amministrazione, i partiti si riservano in enti e controllate. Dal 2007 al 2010 presidente di Fiera Milano Food System Spa, nel 2011 presidente di Ecodeco s.r.l., società del gruppo A2A specializzata nel trattamento e nello smaltimento dei rifiuti, amministratore delegato di Ancitel Lombardia s.r.l., società di servizi specializzata in formazione e consulenza agli Enti Locali, nel 2013 presidente della Società per le belle Arti ed Esposizione Permanente. Negli anni del centrodestra a Milano, quelli di Letizia Moratti, è uno dei volti arrembanti del partito, anche se le sue aspirazioni da assessore non arrivano mai a compimento, a Palazzo Marino.

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Per questo, quando approda in Regione, la musica cambia. Lo chiamano ‘mister preferenze’, entra al Pirellone con 11.722 preferenze, un bottino di voti che anche oggi che sembra in disarmo e nessuna voce di primo piano del suo partito lo difende può contare, eccome: nei prossimi mesi a Milano si vota, e nessuno si vuole inimicare uno così.

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Ci ha messo però molto del suo in questi mesi l’avvocato Gallera – negli anni in Comune era tra quelli con la dichiarazione dei redditi più alta, scesa poi negli ultimi anni – per passare dall’uomo dell’eccellenza lombarda al gaffeur. Ha iniziato con quella spiegazione bislacca dell’indice di contagio (“L’indice Rt a 0,51 vuole dire che per infettare me bisogna trovare due persone nello stesso momento infette…. Questo vuol dire che non è cosi semplice trovare due persone infette nello stesso momento per infettare me”), poi diventata un tormentone che lui, nei giorni successivi, ha provato a giustificare con il desiderio di rendere semplice un concetto difficile (no: era proprio una spiegazione sbagliata). Ma non c’è solo il colore: scoppia il caso Trivulzio, con la casa di riposo forse più famosa d’Italia per aver dato i natali a Tangentopoli che diventa il centro di un caso tra sanità e politica, tra errori e omissioni, con una storia giudiziaria ancora da scrivere e tanti, tantissimi parenti di persone ricoverate e medici e infermieri che hanno raccontato come lì, alla Baggina, l’eccellenza lombarda non si era vista in quei mesi. Gallera all’inizio difende l’operato della Regione e della Ats, minimizza, contrattacca, ma l’assedio diventa su più fronti. La mancata zona rossa nella Bergamasca, in quel lembo di terra tra Alzano e Nembro che si riempie di croci, è una questione della cui responsabilità per mesi la Regione rimpalla con Roma, e anche qui è ancora aperto il fronte giudiziario. Sul caso Camici che investe il governatore Fontana per i suoi legami familiari Gallera resta nelle retrovie, e ha altro a cui pensare visto che nel frattempo sono tanti i comuni lombardi, con Milano in testa, che accusano la Regione di tante mancanze: di personale, di dispositivi di protezione, di protocolli chiari.

Gallera tiene botta, si prende ancora le ironie per la piccola vacanza estiva in Liguria che gli procura una grossa ferita alla testa durante una partita di paddle con gli amici, da lui stesso immortatala sulla sua pagina Facebook, con quella fasciatura che fa fiorire i paragoni con i puffi e le critiche di chi dice: “Ma come, ci dite che dobbiamo evitare di andare in vacanza e tu ci vai?”. E’ ancora una foto con amici, questa volta a dicembre a qualche centinaio di metri fuori dai confini di Milano, che gli porta altre critiche: faceva jogging, Gallera, ha postato la foto di un momento di relax, ma senza accorgersi che la geolocalizzazione lo segnalava fuori comune: e in zona arancione non si può. “Ero sovrappensiero, con la musica nelle orecchie, se c’era un cartello non l’ho visto”. Non saranno state queste le frasi che hanno fatto irritare sempre più Matteo Salvini, ma in qualche modo avranno contribuito. “Non hanno un amico”, è la frase con cui Luca Bizzarri su Twitter segnala scivoloni di politici e protagonisti di questi mesi, intendendo: non hanno un amico che gli dice di lasciar perdere, non scrivere, non postare. E viene da dire che anche Gallera avrebbe avuto bisogno di qualcuno che a metà dicembre gli dicesse di non postare quella foto trionfale: lui, accanto a uno dei mega frigoriferi del Niguarda per i vaccini anti-Covid. E la frase: “La Lombardia è pronta”.



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