La pasta gluten-free non conosce crisi, per Andriani +21% nel 2020

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Gravina in Puglia, marzo 2020. In un pezzo della Terra di Bari sempre più conosciuto come Murgia Valley, decine di persone entrano per la prima volta nello “smart building” di via Nicolò Copernico. “Questa struttura apre alle 6 e chiude alle 22 e ciascun impiegato può venire a lavorare qui quando vuole: quello che conta è il risultato”, dice Michele Andriani, 39 anni, presidente del consiglio di amministrazione dell’omonimo gruppo. È l’inizio di una rivoluzione. E di una crescita che non ha risentito della pandemia. Anzi. In un’industria specializzata dal 2009 nella produzione di pasta senza glutine per sua natura, che poi finisce nelle confezioni dei brand più noti ai consumatori (italiani e non) in 55 formulazioni diverse, a dicembre 2020 il bilancio consolidato si chiuderà con un fatturato di quasi 79 milioni di euro e un più 21 per cento sull’anno precedente.

I numeri sono inanellati dal direttore amministrativo Salvatore Scaltrito e raccontano di una crescita continua del gruppo spinta dal coraggio di innovare. Anche in un mercato tradizionale come quello della pasta. I numeri, dunque. Ci sono i 10 milioni di margine operativo lordo (più 13 per cento su base annua), gli 11 milioni di investimenti messi sul piatto, le 5mila 300 ore di formazione a distanza per gli oltre 200 dipendenti. E poi i 5mila 200 ettari gestiti da più di 300 agricoltori pugliesi e lucani reclutati nella filiera dei legumi. Ma dietro quei numeri c’è il calore di visione lontanissima dalle abitudini meridiane. La stessa che ha modellato un’organizzazione del lavoro inedita a queste latitudini. Perché nel palazzo che s’affaccia sulla Murgia, a meno di 30 chilometri da Matera, non ci sono uffici. Al netto delle cucine al piano interrato, gli altri tre piani dell’edificio sono organizzati come un unico open space: le postazioni di lavoro vanno prenotate senza preclusioni. Le regole valgono per tutti, dai manager agli impiegati. Tanto che neanche il presidente del cda ha una stanza tutta per sé: “C’è soltanto una sala per le riunioni più delicate”, racconta. Ma porte e muri sono in vetro. E poi ci sono box per chi deve fare una telefonata senza disturbare i colleghi o i divanetti insonorizzati, “dove puoi leggere un libro e rilassarti”. Nessun limite allo smart working: “Tanto che il Covid non ha stravolto le abitudini dei dipendenti dell’amministrazione”, annotano in azienda. Nei reparti della produzione si lavora la pasta fatta con mais, lenticchie, riso integrale, avena, ceci o piselli, per esempio. Che lascia gli stabilimenti per volare in 30 Paesi anche nelle confezioni a marchio “Felicia”, il brand proprietario del gruppo. L’organizzazione, che fa di Andriani un caso nel Mezzogiorno (e non solo), sembra funzionare. “In due mesi abbiamo chiuso lavori che prima si facevano in sei mesi. Abbiamo lavorato sulla libertà e creatività dei nostri collaboratori. Su un concetto, in particolare: questo non dev’essere percepito come un luogo di lavoro”, spiega Andriani. “È cambiato il paradigma, l’obiettivo è creare un senso di comunità e di appartenenza al marchio e all’azienda”, aggiungono i manager Patrizia Stano e Domenico Mazzilli.

Il modello piace a consumatori come ai big player della consulenza. Deloitte e Ernst & Young hanno premiato la politica aziendale, Cerved ha confermato il suo rating e rimarcato gli investimenti dell’azienda sulla strada della sostenibilità “in vista dell’obiettivo carbon neutrality fissato al 2025”, si legge in una nota. Uno degli ultimi riconoscimenti portati a casa è arrivato da Intesa Sanpaolo con Imprese Vincenti 2020, la seconda edizione del programma che su oltre 4mila piccole e medie imprese seleziona quelle che hanno dimostrato di saper crescere, anche a livello internazionale, a suon di innovazione e valorizzazione delle risorse umane. Un premio al coraggio di abbandonare la dimensione familiare per abbracciare quella manageriale, dunque. “All’inizio c’è stata qualche frizione fra generazioni, poi il processo è partito ed è inarrestabile”, ricorda Michele Andriani. L’uomo che con il fratello Francesco ha prima capitalizzato l’esperienza di papà Felice, poi cambiato la governance dell’azienda. Oggi gli amministratori delegati sono cinque, l’età media dei dipendenti è sotto i 40 anni e le donne in posizione di leadership sono il 35 per cento. In campo ci sono un osservatorio nutrizionale, la trasformazione dell’impresa in Società Benefit e l’adesione al programma Global Compact dell’Onu. Poi la capacità di attrarre talenti e professionisti volati all’estero o al Nord Italia. Come Mariangela Candido, originaria di Molfetta, ora a capo delle Risorse umane e prima nel team Barilla. O Luigi Manfredi, gravinese tornato a casa da Chicago, dove lavorava per Kraft Heinz. “Qui vogliamo trasformare la nostra terra e renderla attrattiva”, commenta il presidente. Lo shopping fra aziende e risorse umane nel Nord sembra andare in quella direzione. “Nel 2020 abbiamo firmato un accordo preliminare per rilevare un’azienda toscana che fa prodotti da forno senza glutine”. È cosa fatta la partnership con Apulia Kundi, la start-up messa su con i fondi del bando Principi attivi della Regione nel 2012 che produce la Spirulina, una microalga nota agli scienziati come arthrospira platensis, ricchissima di proteine (tre volte più della carne, dicono in azienda) e di acidi grassi essenziali come omega 3 e omega 6. Il gruppo ha acquisito il 70 per cento delle quote, ora lavora ai nuovi impianti per produrre la Spirulina. E dalla Murgia continua a guardare lontano.

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