La piu grande fabbrica del mondo di insetti da mangiare

La più grande fabbrica del mondo di insetti da mangiare

La Republica News
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Dopo dieci anni è venuto il momento di riconoscere che di questa storia degli insetti che sarebbero il nostro cibo del futuro non avevo capito nulla. Era la fine del 2010, dirigevo Wired da un po’ cercando ogni mese “storie, idee e persone che cambiano il mondo” e mi era arrivato sul tavolo l’ennesimo rapporto delle Nazioni Unite che avvertiva che in futuro avremmo tutti dovuto mangiare insetti. Il motivo era semplice: la popolazione cresce e non c’è abbastanza cibo per tutti a meno di non includere nel conteggio le proteine animali degli insetti. Devo aver reagito come molti di voi, ma l’art director mi propose di chiedere a Carlo Cracco tre ricette delle sue che ci facessero venire voglia di mangiare insetti.Cracco non era ancora la star di Masterchef ma era già un divo curioso e accettò, persino di farsi una complicata foto di copertina con alcuni insetti vivi che gli risalivano il volto da attore. Quel numero di Wired uscì nel febbraio 2011 con il titolo choc “pronti a mangiare insetti?”. Qualche giorno dopo, ma io l’ho appena scoperto, a Parigi nasceva una startup che, quella sì, avrebbe reso gli insetti il cibo del futuro. Ma non per noi esseri umani. La startup si chiama Ynsect e in questi anni ha raccolto dagli investitori oltre 200 milioni di dollari “per rivoluzionare la catena alimentare” (VIDEO).
L’idea è che gli insetti possono essere allevati per diventare cibo per altri animali da allevamento, o animali domestici, o per pesci. Così riducendo di molto il consumo di suolo e acqua e le emissioni di anidride carbonica. Parliamo di un mercato da 500 miliardi di dollari. Ynsect non è l’unica startup ad essersi messa in questo mercato, ma è quella che sta costruendo la fabbrica più grande del mondo. A Poulainville, un’ora da Parigi, guidando verso nord. La fabbrica a regime produrrà 20 mila tonnellate di proteine di insetti l’anno. In pratica gli insetti verranno allevati in fattorie verticali illuminate e scaldate da LED e poi trasformati in proteine e quindi in cibo. L’insetto scelto è un comune coleottero, il tenebrio molitor; altri (AgriProtein, Enterra Feed), preferiscono la mosca black soldier.In Italia una startup dalle parti di Torino ha scommesso sui grilli che farebbero una farina che sa di nocciole ma il punto debole a mio avviso è proprio questo: l’idea che siamo noi umani i destinatari degli insetti quando il mercato del cibo è molto più grande. L’altro punto debole certo sono i finanziamenti: le startup che dominano il mercato hanno tutte trovato investitori che hanno messo decine di milioni di dollari (un anno e mezzo fa eravamo a quota 480 milioni).Da noi molte strette di mano e qualche articolo spettacolare. Come quello, bellissimo, di Cracco che però ci portava fuori strada.  


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