La politica si scontra ma ecco perche adesso e molto difficile prendere i 36 miliardi del Mes

La politica si scontra, ma ecco perché adesso è molto difficile prendere i 36 miliardi del Mes

La Republica News
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E’ il fattore tempo che ha tolto di mezzo la patata bollente del Mes o, per meglio dire, lo “sportello sanitario” anti-Covid del fondo salva Stati. Da maggio di quest’anno, cioè da quando la banca figlia di un accordo intergovernativo europeo e con sede a Lussemburgo ha attivato i suoi prestiti, i soldi sono stati di pronta cassa e i vantaggi illustrati con evidenza. Riassumendo: tassi bassi, vicini allo zero, procedure semplici in due-tre settimane, come disse il direttore generale dello European Stability Mechanism, l’italiano Nicola Giammarioli. Soprattutto dopo un furioso correre di interrogativi e dubbi, la certezza che non c’erano altre condizionalità all’erogazione dei 36 miliardi cui avremmo potuto accedere se non quelle di utilizzare le risorse per la sanità.Tra favorevoli e contrari si è traccheggiato per quasi tutto l’anno. I due protagonisti veri della vicenda, in grado di condizionarne lo sviluppo erano Gualtieri e Conte: il ministro dell’Economia negoziò l’accordo ed è sempre stato favorevole, mentre il presidente del Consiglio nel marzo di quest’anno lanciò l’idea con un articolo sul Financial Times di utilizzare il fondo salva stati contro la pandemia. Dunque nessun pregiudizio sul ponte di comando, invece il no più radicato è sempre venuto dai Cinque stelle, azionisti di peso del governo.
Negli ultimi giorni tuttavia è successo qualcosa che ha cambiato definitivamente le carte in tavola e ha costretto Conte e Gualtieri ad ammettere di fronte all’opinione pubblica che, arrivati a questo punto, loro malgrado, il Mes non si può più fare. Il motivo è che nel frattempo il Parlamento ha votato vari documenti che bloccano il quadro di bilancio del prossimo anno. Si tratta della Nadef (nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza), del Documento di programmazione di Bilancio (sintesi della “Finanziaria” che va a Bruxelles) e della vera e propria legge di Bilancio (nella formula del “salvo intese”). In tutti questi documenti non sono stati considerati fondi del Mes, confermando che il quadro di bilancio del prossimo anno è stato costruito solo attraverso il ricorso all’emissione di titoli e al Recovery fund. Ecco il primo ostacolo, politico e istituzionale: attivare oggi il Mes significherebbe riaprire il percorso della sessione parlamentare di bilancio con esiti almeno incerti e votazioni al buio. Né l’Europa né i mercati apprezzerebbero un testacoda di questo genere.Il secondo ostacolo costituisce una ulteriore risposta a chi chiede ancora l’attivazione del Mes, seppure in zona Cesarini, nella speranza di avere 36 miliardi in più, per rimettere a nuovo la sanità italiana. Se si volesse, nonostante tutto attivare il Mes oggi, superando gli ostacoli procedurali, i 36 miliardi che arriverebbero sarebbero solo formalmente aggiuntivi alle spese sanitarie già decise e porterebbero il nostro deficit del 2021 (già concordato con l’Europa e comunicato ai mercati) dal 7 al 9 per cento. A quel punto siccome i 36 miliardi che entrano in bilancio avrebbero il “vincolo-sanità” ci troveremmo all’interno del bilancio una duplicazione delle spese indirizzate a questo settore critico. E’ bene chiarire infatti come ha fatto il presidente del Consiglio Conte ieri che nel bilancio ci sono già risorse per la sanità (4 miliardi nella Finanziaria e 6 dal Recovery Fund, senza considerare gli interventi massicci nell’anno 2020) e che prendere o non prendere il Mes non cambia le cose da questo punto di vista.Dunque ci troveremmo in cassa risorse sanitarie oltre quanto appropriato e già deciso e un deficit di due punti più alto. Paradossalmente appena “entrati” i fondi del Mes il deficit del prossimo anno schizzerebbe dal 7 al 9 per cento e saremmo costretti immediatamente al rientrare al 7 per cento concordato con Europa e mercati. Dovremmo farlo con tagli e tasse su altri comparti (aspetto segnalato da Conte e Gualtieri) perché i 36 miliardi che entrerebbero in bilancio sarebbero “vincolati” e utilizzabili solo per coprire finanziariamente la sanità e non altro. Una situazione paradossale e pericolosa: le risorse entrerebbero dalla porta, rimescolerebbero il bilancio, e spingerebbero fuori coperture e spese di altri settori.Infine i tempi di erogazione, argomento cui ha fatto cenno Gualtieri recentemente. Per avere l’approvazione all’erogazione del Mes ci vuole circa un mese, con l’ok anche degli altri stati soci. Poi i denari arriverebbero a tranche di 6 miliardi al mese in 6 mesi, ovvero avremmo i 36 miliardi nella migliore delle ipotesi intorno alla metà del prossimo anno. Peraltro è possibile che l’approvazione da parte del Mes cada nel bel mezzo del dibattitto parlamentare sulla legge di Bilancio. Sarebbe un modo poco ordinato di procedere.La verità è che bisognava agire prima, che avremmo dovuto prendere i soldi del Mes e che ora è troppo tardi. Anche perché nel frattempo i tassi sono scesi e il risparmio oggi per ogni miliardo preso a prestito, sarebbe di 10 milioni a parità di altre condizioni.


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