La principessa indiana che spiava i nazisti

La principessa indiana che spiava i nazisti

La Republica News
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LONDRA – Nella storia dello spionaggio mondiale, il più famoso nome femminile è stato finora quello di Mata Hari: la danzatrice e agente segreto olandese condannata a morte in Francia per il suo spionaggio a favore della Germania durante la Prima guerra mondiale. Ora un nuovo serial televisivo farà presto conoscere al pubblico di tutto il mondo la donna che ha avuto una carriera da fare impallidire non solo Mata Hari, ma pure James Bond. Spy Princess, la spia principessa, racconta la vita di Noor Inayat Khan, figlia di un mistico Sufi indiano, che nascosta tra i nazisti a Parigi mise in piedi per gli alleati la rete di partigiani necessaria a organizzare lo sbarco in Normandia, per poi essere scoperta, catturata due volte, torturata e infine uccisa con un colpo di rivoltella alla testa nel lager di Dachau quando aveva appena 30 anni.

A interpretare questa intrepida eroina sarà Freida Pinto, l’attrice indiana protagonista del film premio Oscar The Millionaire al suo esordio e di molte altre pellicole di successo in seguito. La serie tv, annunciata dal Guardian di Londra (e non si sa ancora a quale canale destinata), è tratta dal libro The Spy Princess: The Life of Noor Inayat Khan di Shrabani Basu. Che non è l’unica biografia di questo incredibile personaggio, su cui è stato pubblicato anche Code name Madeleine, a sufi spy in occupied Paris (Nome in codice Madeleine, una spia sufi nella Parigi occupata), scritto da Arthur Magida.

Nata a Mosca nel 1914, figlia di un musulmano indiano famoso in tutta Europa come insegnante del sufismo, la dimensione mistica dell’Islam, e di un’americana del New Mexico, sorellastra di un celebre maestro di yoga negli Usa, poco prima della rivoluzione bolscevica Noor fugge con la famiglia a Londra, dove vive a Bloomsbury e a Notting Hill, per poi trasferirsi negli anni Venti a Parigi, studiando psicologia alla Sorbona e musica al Conservatorio. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, scappa di nuovo con i familiari, a Bordeaux si imbarca su una nave di fortuna, raggiunge la costa della Cornovaglia e da lì rientra a Londra. Nonostante il sufismo sia contrario a ogni violenza, e lei stessa diventi seguace delle teorie pacifiste di Gandhi, decide di arruolarsi per combattere il nazismo, prima nel Corpo Ausiliario Femminile, poi nell’intelligence, in cui è reclutata anche per la sua conoscenza delle lingue.

Dopo una dura selezione viene scelta per una “missione impossibile”: trasportata per via aerea dietro le linee nemiche, dal nord della Francia arriva a Parigi dove inizia a trasmettere informazioni in codice agli Alleati a Londra, concordando incontri con i partigiani francesi, decidendo dove fare arrivare i primi paracadutisti inglesi e preparando il terreno per il D-day, lo sbarco che avrebbe contribuito a cambiare le sorti del conflitto. A un certo punto la sua attività diventa così pericolosa che i suoi superiori le ordinano di rientrare in Inghilterra, ma lei rifiuta e rimane così l’unica e ultima spia britannica nella Francia occupata dal Terzo Reich. Tradita da un informatore che faceva il doppio gioco, viene arrestata dalla Gestapo alla fine del 1943.

Durante la prigionia prova due volte a evadere, la seconda ci riesce, ma viene ricatturata. I nazisti la interrogano per scoprire la rete della Resistenza francese, la torturano, ma lei non rivela nulla, come risulterà chiaro da testimonianze emerse dopo la guerra. Nel frattempo, lo sbarco in Normandia riesce, i tedeschi sono costretti a lasciare Parigi e poi a ritirarsi verso Berlino. Nel settembre del 1944 Noor viene precipitosamente trasferita in Germania, nel lager di Dachau, dove il giorno dopo il suo arrivo giunge l’ordine di ucciderla con una rivoltellata alla testa. Per i suoi servizi ha ricevuto postuma la George Cross, più alta decorazione civile britannica. Una iscrizione la ricorda all’Air Force Memorial di Runnymede, in Inghilterra, alla tomba in onore delle vittime di guerra di cui non è stato possibile recuperare i resti. Un suo busto sorge nei giardini di Gordon Square, nel quartiere londinese di Bloomsbury in cui aveva vissuto.



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