La riscossa dei nerd

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È la riscossa del nerd, del compagno di banco secchione contro il Franti caciarone e prepotente. Perché un’altra chiave di lettura del voto delle città è proprio questa. Vengono premiati ovunque i competenti timidi, gli scialbi che hanno magari poco carisma ma molte capacità. E soprattutto infondono negli elettori una certa fiducia: dietro le loro lenti spesse s’intravede la fatica dello studio più che la velocità del tweet.

Napoli, la città del tribuno De Magistris, ha plebiscitato Gaetano Manfredi, un ex rettore ed ex ministro di cui pochi hanno avuto la fortuna di ascoltare la voce. A Roma Roberto Gualtieri ha stupito tutti, dato che alla vigilia il massimo che riscuoteva era un “è bravo, ma…”. Maurizio Crozza l’ha reso un personaggio dimesso, mite, umile fino all’umiliazione: “Quello forte non ero io, era Zingaretti”. Satira certo, ma con un fondo di verità.

Ma ovunque è così e lo straordinario successo personale di Carlo Calenda, che ha inchiodato la sindaca uscente a un bruciante quarto posto, in fondo è dovuto più alla sua serietà e alla indubitabile competenza che non alle sparate sui social. Anzi, forse senza quel lato da Mr Hide su Twitter magari il dottor Carlo Jekyll ce l’avrebbe pure fatta.

Lo schema è replicabile a ogni latitudine. Nell’operosa Milano il sindaco Sala ha conquistato il secondo mandato puntando sulla buona amministrazione, lasciando da parte il proscenio nazionale e i sogni di leadership. E persino il più politico dei candidati, il bolognese Matteo Lepore, è un timidone che fa fatica a mettere in fila le parole di fronte alle telecamere. Non ne aveva bisogno, i cittadini sotto le due torri sapevano già che aveva sgobbato dieci anni come assessore.

È presto per dire se il risultato di ieri consegna agli archivi una stagione di politica urlata, di hate speech, di fanfaronate, di selfie con la Nutella. Sarebbe bello poterlo credere. Ma certo i meme con l’elmo da centurione o i ritratti con il peplo non hanno fatto dimenticare ai romani l’immondizia sui marciapiedi o i cinghiali nei parcheggi dei supermercati. In altre parole, i cittadini hanno dimostrato di prediligere la concretezza, la modestia, i risultati. E anche questo è strabiliante dopo anni di vittorie elettorali populiste all’insegna di chi la sparava più grossa.

Potrebbe essere uno dei meriti del presidente del Consiglio. Un “effetto Draghi” sulle città, a favore dei nerd, degli occhialuti, dei secchioni timidi contro i chiacchieroni incompetenti. Se fosse vero sarebbe una piccola grande rivoluzione.  

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