La rivoluzione dei figli

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Il riscaldamento climatico è una questione politica – lo ha spiegato bene Paul Krugman – perché mette in discussione radicalmente i nostri comportamenti sociali e la nostra maniera di produrre beni e di consumarli.

Ecco perché dovremmo politicizzare il clima

Questo spiega, per sommi capi, perché il negazionismo alligna quasi solamente a destra: la destra difende le tradizioni, ciò che già esiste ed è già noto e collaudato. Si è sempre fatto così, perché cambiare? Mentre l’ambientalismo radica soprattutto a sinistra perché, anche se la sinistra se ne dimentica sempre più spesso, è in quel campo politico e culturale che si mette in discussione il presente e si immagina un futuro diverso. Conservatore a progressista, in questa chiave, sono termini che tornano ad avere un significato abbastanza preciso.

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Quello che cambia, rispetto alla norma del Novecento, è che la forzatura ideologica, adesso, è quella della destra; la lettura pragmatica, quella della sinistra. L’evidenza scientifica è che il cambiamento climatico vede nell’azione umana la sua prima causa: siamo nell’Antropocene. Per difendere gli attuali assetti, dunque, la destra deve negare l’evidenza e ricorrere – ideologicamente – all’idea che il cambiamento climatico sia una fola, una malevola truffa volta a minare le solide, sane basi del mondo così come è sempre stato, quello dei padri, dei nonni, dei nonni dei nonni.

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Ad andarci di mezzo sono i figli. Ci sono dunque buone ragioni per sperare in una rivoluzione dei figli. In Occidente sono stretta minoranza, ma nel resto del mondo sono una marea.

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