La Russia rimborsa una cedola in dollari usando i rubli: spettro default tecnico

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MILANO – Il Ministero delle Finanze russo ha fatto sapere che una banca estera si è rifiutata di processare il pagamento su cedole per 649,2 milioni di dollari dovuti su suoi Eurobond, e che i versamenti sono stati completati in rubli.

Lo riporta l’agenzia Bloomberg e si tratta di un evento dal potenziale significativo, perché espone il Paese al default tecnico nel gudizio delle agenzie di rating.

La Russia lo sa bene e infatti ha precisato, attraverso il portavoce del Cremlino – Dmitry Peskov – che potrebbe in teoria trovarsi in default, ma questa sarebbe una situazione artificiale: non ci sono motivi per un vero default, ha affermato il portavoce citato da Reuters, aggiungendo che la Russia ha tutti i fondi necessari per onorare i propri obblighi, ma continuerà a rimborsare il proprio debito estero in rubli mentre le sue riserve valutarie rimarranno bloccate dalle sanzioni occidentali.

Nella fattispecie, secondo Mosca, sono stati inviati i pagamenti delle cedole in biglietti verdi per gli Eurobond denominati in dollari, con scadenze previste questo mese e nell’aprile del 2042, ma sono stati rifiutati. Di conseguenza, “si è dovuto ricorrere a un’istituzione finanziaria russa per effettuare i pagamenti necessari”. I pagamenti sono stati quindi effettuati nella valuta della Federazione Russa.

La dinamica, visto che il pagamento risale al 4 aprile, sembra una diretta conseguenza del provvedimento che il Tesoro americano ha emanato quello stesso giorno e che ha impedito al governo di Mosca di pagare le obbligazioni ricorrendo ai conti correnti sulle banche statunitensi.

Gli Usa spingono la Russia verso il default: stop ai pagamenti tramite banche statunitensi

Il 15 marzo, Fitch ratings pubblicò un documento nel quale specificò che, secondo i suoi criteri di giudizio, l’eventuale pagamento in valuta locale delle cedole di un Eurobond denominato in dollari (dovuto in quei giorni) avrebbero costituito un evento di default sovrano, al termine del periodo di grazia di 30 giorni. Dopo un iniziale ritardo, Mosca comunicò l’avvenuto pagamento.

Fonti dell’ambiente delle agenzie di rating fanno presente che è necessario guardare non solo alla valuta prevista per i pagamenti dalla documentazione legale del bond, ma anche l’effettiva capacità dell’emittente di raggiungere gli investitori con il flusso di denaro. Operazione che, viste le restrizioni sull’operatività di Mosca sui mercati finanziari, non è scontata. Il default tecnico scatta dunque: se il pagamento in valuta locale anziché i dollari non è previsto da tutta la documentazione contrattuale che disciplina l’emissione; o se gli investitori sono impossibilitati a ricevere il pagamento. E’ quindi necessario avere un’analisi completa dei documenti, e la fine del periodo di grazia (30 giorni), prima di arrivare a emettere il giudizio di default

Secondo quanto riferito dal dicastero, la banca straniera, il cui nome non è stato rivelato, ha rifiutato l’ordine della Russia di pagare le cedole e non ha nemmeno ha elaborato il pagamento del valore nominale dell’Eurobond in scadenza nel 2022.

La Russia può considerare di permettere ai detentori stranieri dei suoi Eurobond 2022 e 2042 di convertire i pagamenti in rubli in valute estere una volta che l’accesso della Russia ai suoi conti in valuta estera sarà ripristinato, ha aggiunto il ministero citato da Reuters. La stessa agenzia ricorda che la capacità russa di adempiere ai propri obblighi di debito è al centro dell’attenzione dopo che le ampie sanzioni occidentali per l'”operazione militare speciale” in Ucraina hanno congelato quasi la metà delle riserve statali del paese e limitato l’accesso di Mosca ai sistemi di pagamento globali.

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