La Sardegna sia un modello dopo gli incendi: no al rimboschimento, va aiutata la resilienza dei boschi

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L’incendio che il 24-26 luglio 2021 ha interessato oltre 20.000 ettari in 10 comuni del Montiferru, in Sardegna, ha gettato nello sconforto i cittadini sardi, che hanno visto la distruzione di un immenso patrimonio ambientale,agricolo e zootecnico. Dopo lo sgomento e lo sconforto viviamo l’ora della solidarietà, ma con il passare dei giorni ci si interroga sulle cause e soprattutto su come possiamo agire dopo il passaggio del fuoco e per prevenire il ripetersi di tali eventi. La comunità scientifica ha il dovere di segnalare all’opinione pubblica le criticità e le opportunità da valutare per ottenere risultati duraturi, sostenibili dal punto di vista socio-economico ed ecologico.

Come botanici sentiamo il dovere di chiederci se la soluzione sia quella di piantare 100 milioni di alberi nei prossimi anni: già dopo i grandi incendi del 1983 e del 1994 nell’area vennero realizzati dei rimboschimenti a gradoni, che aumentarono il dissesto idrogeologico dei versanti senza migliorarne la resistenza al fuoco. Vogliamo evitare che si ripetano gli stessi errori. La gran parte degli alberi e degli arbusti autoctoni del Montiferru non sono morti, anche se le chiome sono bruciate, un’alta percentuale di loro è ancora vitale a livello di apparati radicali, e nelle prossime settimane reagirà al fuoco producendo dei nuovi getti (polloni), che pian piano cresceranno.

Biodiversità

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Auspichiamo e suggeriamo quindi che l’impegno principale di denaro pubblico sia indirizzato verso interventi selvicolturali di cura e ripristino del bosco danneggiato e la messa a dimora di postime (cioè l’insieme di piantine da trapiantare) autoctono. La Sardegna non ha solo bisogno di nuovi alberi, ma anche di oliveti, vigneti, campi coltivati e soprattutto di prevenzione e di corrette politiche di pianificazione del territorio e di gestione forestale, che andrebbero ripensate con una visione partecipativa e transdisciplinare, che inglobi temi quali pastoralismo e gestione dei sistemi agro-silvo-pastorali, conservazione della biodiversità e dei servizi ecosistemici, lotta al cambiamento climatico, partecipazione delle comunità locali.

Una copertura forestale continua e omogenea  non è funzionale alla prevenzione degli incendi, alla conservazione della biodiversità, alle produzioni agro-zootecniche e alla erogazione dei servizi ecosistemici: sistemi forestali a mosaico sono molto più efficaci. Infine bisogna considerare che questo incendio ha interessato soprattutto terreni privati. Bisogna evitare di calare dall’alto modelli di gestione confezionati in ambiti distanti dal territorio, ma sviluppare percorsi partecipativi in cui i cittadini del Montiferru siano parte attiva anche nella fase progettuale, oltre che in quella realizzativa: i buoni risultati si otterranno solo con una sinergia tra pubblico e privato.

L’intervista

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Riteniamo importante favorire la creazione di una rete di piccoli vivai aziendali, nei quali allevatori-agricoltori custodi della biodiversità, raccolgano e moltiplichino le risorse botaniche locali ai fini della ricostituzione del patrimonio vegetale, vigilando sul territorio e promuovendone la conoscenza e la valorizzazione. I botanici sardi sono a disposizione delle comunità del Montiferru e di tutte le aree interessate da incendi, degli Enti pubblici locali e regionali per condividere le proprie conoscenze, confrontarle con quelle di altre aree scientifiche, collaborare alla costruzione di un percorso democratico di resilienza del sistema socio-ecologico del Montiferru, che potrà diventare un modello non solo per la Sardegna ma per l’intera area mediterranea.

*Emmanuele Farris è presidente della sezione sarda della Società Botanica Italiana e professore associato di botanica applicata nel Dipartimento di Chimica e Farmacia dell’ Università degli Studi di Sassari

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