La seconda ondata Covid frena la richiesta di mutui. Boom di soldi fermi in banca crollano i consumi a ottobre

La seconda ondata Covid frena la richiesta di mutui. Boom di soldi fermi in banca, crollano i consumi a ottobre

La Republica News
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MILANO – Anche il mercato dei mutui, che aveva dato prova di resistenza e capacità di rimbalzare durante la tregua estiva, ha tirato il freno a mano mentre la cartina d’Italia iniziava a colorarsi di rosso e arancione e le misure restrittive tornavano a minare la fiducia delle famiglie. Un indicatore della cautela con la quale gli italiani stanno affrontando questa seconda ondata e che va a braccetto con il balzo della liquidità lasciata in banca e arrivata ormai a superare quota 1.700 miliardi, dicono i dati Abi, dopo una crescita di 32 miliardi in ottobre per arrivare a un livello di 1.714 miliardi.E’ come se gli italiani avessero messo da parte il controvalore di una intera manovra finanziaria, in un solo mese. E non a caso nello stesso periodo, ha tracciato invece la Confcommercio, i consumi sono scesi dell’8,1% rispetto allo stesso mese del 2019 interessando “in misura più immediata e significativa la filiera del turismo, servizi ricreativi (-73,2%), alberghi (-60%), bar e ristoranti (-38%)”.
Restando ai mutui, l’ultimo aggiornamento sul mercato è arrivato dalla Bussola di Crif e MutuiSupermarket e mostra chiaramente il duplice andamento. Nel primo semestre dell’anno, nonostante il lockdown primaverile, il valore aggregato delle nuove erogazioni è salito del 10% sul 2019, 2,2 miliardi di euro in più.Le banche sono dunque riuscite a chiudere le operazioni che erano state avviate prima della crisi e a riprendere il filo subito dopo maggio, sfruttando anche il fatto che i tassi schiacciati verso il basso hanno aumentato la convenienza da parte delle famiglie a sottoscrivere nuovi finanziamenti. Su internet ad esempio, il 90% delle richieste ha riguardato indebitamenti a tasso fisso, proprio per cogliere l’occasione di garantirsi per sempre queste condizioni: i costi non sono troppo distanti da quelli variabili. L’esempio portato nel rapporto è per acquistare una casa di valore 220.000 euro con un mutuo di 140.000 euro a 20 anni: comporta un tasso di interesse fisso pari allo 0,40% mentre per l’omologo mutuo il tasso di interesse variabile risulta essere pari allo 0,30%.Queste condizioni extra-favorevoli hanno rinnovato la convenienza a surrogare i vecchi finanziamenti, anche per chi aveva aperto relativamente da poco tempo i propri mutui e quindi aveva già sfruttato le occasioni generate dall’attivismo della Bce. Ma nel 2020 sono anche andate a crescere le nuove richieste con finalità d’acquisto, il cui peso è arrivato – sul canale online – al 46% delle richieste raccolte nel terzo trimestre, dice la Bussola. “Questa progressiva inversione di peso fra la finalità surroga e acquisto sul canale online è correlata a una serie di fattori: da un lato, valutazioni degli immobili che continuano a rimanere a livelli sempre molto interessanti, dall’altro tassi di interesse che permangono a livelli di minimo da diversi trimestri e un bacino di potenziali mutuatari interessati alla surroga del proprio mutuo che si restringe sempre più nel corso del tempo”.Se si guarda alle vere e proprie istruttorie formali presentate sul Sistema di Informazioni Creditizie di Crif, dopo il congelamento primaverile a causa lockdown le richieste di mutuo hanno segnato un progresso sensibile durante i mesi estivi: +13,3% a giugno, 30,1% a luglio, +33,7% ad agosto e +13,0% a settembre. “Le rilevazioni relative alle prime tre settimane di ottobre, però, mostrano una brusca interruzione della dinamica positiva (con una flessione prossima al -8%) che potrebbe essere riconducibile anche alla crescente preoccupazione delle famiglie per il veloce aumento dei casi di positività al Covid-19 nel nostro Paese e alla conseguente riprogrammazione degli impegni di spesa più onerosi, come nel caso dell’acquisto di un’abitazione”.Proprio sul fronte del superbonus, Stefano Magnolfi, executive director di Crif Real Estate Services, ne spiega l’importanza ricordando che uno studio promosso dalla Commissione Europea e coordinato da EMF (European Mortgage Federation) che ha preso in esame circa un milione di linee di credito di cui quasi 100 mila con dati relativi all’efficienza energetica degli immobili abbia dimostrato che “esiste una correlazione negativa fra efficienza energetica degli immobili e rischio di credito, ovvero che più elevata è la classe energetica, minore è il rischio che il mutuo vada in default”.


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