La sentenza riscrive la storia del figlio che uccise la madre: “Non corrisponde alla realtà”

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Gianni Ghiotti non ha ucciso la madre. Lo ha stabilito il giudice Federico Belli del tribunale di Asti che a fine gennaio ha assolto l’ex operaio di  57 anni dall’accusa di omicidio volontario. «Il fatto non sussiste», aveva scritto il giudice nel dispositivo della sentenza di cui ora ha depositato le motivazioni.

Difeso dall’avvocato Marco Dapino, Ghiotti – che aveva confessato l’omicidio dell’anziana madre a tre anni dal fatto – aveva spiegato di aver ucciso Laura Tortella, 91 anni, per sua stessa richiesta: la donna soffriva molto per l’osteoporosi che l’aveva colpita e le aveva causato per quattro volte in un solo anno la frattura del femore. I medici l’avevano operata ma le avevano anche detto che non avrebbero potuto intervenire su altre fratture perché le ossa non sarebbero state abbastanza resistenti per reggere protesi e perni. Tre anni dopo la morte della madre si era seduto in caserma dai carabinieri e aveva raccontato di averla soffocata con un cuscino.

Per il giudice Belli però quella confessione «non è attendibile» anche se l’imputato non ha mentito. «Ha raccontato – scrive il giudice nella decisione – qualcosa di cui è intimamente convinto ma che non corrisponde alla realtà dei fatti». Laura Tortella è morta per cause naturali, come aveva stabilito anche l’esame del medico legale che aveva constatato il decesso il 4 novembre 2017 nella casa di Piovà Massaia dove la donna viveva con il figlio. 

Ghiotti era stato sottoposto a una perizia psichiatrica dopo la sua confessione: era stato dichiarato capace di intendere e di volere ma «vittima di sensi di colpa e ansia, preoccupato degli effetti del suo comportamento». Si rimproverava di non aver accudito a dovere la donna di cui, invece, si è sempre occupato quasi da solo come avevano confermato anche alcuni conoscenti e parenti dell’uomo durante il processo. È un figlio che si sente in colpa per la morte della madre a tal punto da darsene la colpa. «Si è convinto di averla uccisa lui», scrive il giudice.

Dopo la confessione dell’operaio, il corpo dell’anziana era stato riesumato ed erano stati eseguiti esami approfonditi che avevano fatto emergere la presenza di sonniferi, somministrati alla donna, forse il giorno stesso del decesso, ma anche quelle tracce non sono ritenuti attendibili perché l’anziana era molto sofferente e da tempo facesse uso di calmanti e sonniferi per tenere a bada il dolore.

Il pm Gabriele Fiz aveva chiesto una condanna a 7 anni e due mesi per omicidio volontario dopo l’auto-confessione del figlio della donna. La difesa aveva invece chiesto l’assoluzione o in subordine che il fatto fosse riconosciuto come omicidio del consenziente. Dopo l’assoluzione, la procura potrebbe decidere di ricorrere in appello.

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