La sfida di Maria Sole Consentite a unaltra di partorire per me

La sfida di Maria Sole: “Consentite a un’altra di partorire per me”

La Republica News
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«Sono nata senza l’utero, come seimila donne in Italia, condannate a non poter partorire. Adesso grazie alla generosità di Sara potrò diventare madre anch’io. D’accordo col suo compagno ha accettato di portare in grembo e partorire il figlio mio e di mio marito. Gratuitamente, per generosità. Ho presentato un ricorso perché autorizzino questa gravidanza per altri, in cui non c’è un utero in affitto, non c’è sfruttamento ma solo compassione e solidarietà».

Maria Sole Giardini ad una manifestazione per la gestazione solidale 
Maria Sole Giardini, 37 anni, pochi esami alla laurea in veterinaria per passione e un presente di lavori a progetto, è un vortice di parole e sorrisi. Lotta per sé, per altre donne rese sterili dalla natura o dalla malattia. A presentare con lei il ricorso con procedura d’urgenza alla magistratura romana, per autorizzare una fecondazione in vitro e una gravidanza solidale, l’avvocata Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Coscioni. Che negli anni, a furia di battaglie nei tribunali ha cambiato la legge 40, rendendo, tra l’alto, legale la fecondazione eterologa. E che sulla gestazione per altri ha pronto un disegno di legge. 

«Nel nostro Paese è vietata la commercializzazione di gameti, embrioni, dell’utero surrogato, si rischiano fino a 2 anni e un milione di multa. Ma qui non c’è lucro o sfruttamento, si pagano solo le spese mediche. Il codice civile vieta poi di cedere parte del corpo, unica eccezione il trapianto di rene tra vivi. Ed è a questa pratica che noi assimiliamo la gestazione solidale, già da tempo una realtà all’estero tra sorelle, mentre a Salerno prima della legge 40 Novella, ostetrica nata senza l’utero, trovò nella madre un’alleata, pronta a partorire il nipotino che purtroppo perse nei primi mesi», spiega Gallo.

In attesa che la giustizia le consenta di realizzare il suo sogno, Maria Sole racconta la donna che le ha cambiato la vita. «E’ una casalinga, il compagno un impiegato e hanno due figli. Ormai è un’amica, facevamo pranzi di famiglia prima della pandemia. E’ saggia, la voglio accanto per crescere mio figlio: ha mille consigli per non viziarlo». Maria Sole pensa al futuro, con la forza con cui ha combattuto da quando, adolescente, si è scoperta diversa. «Io sono nata senza l’utero. L’ho saputo a 15 anni, mia madre non mi ha nascosto nulla e così ho affrontato il problema: mi sono fatta operare a 16 anni, un mese in ospedale, per la ricostruzione della vagina e il tentativo, poi fallito, di connettere un piccolo abbozzo di utero». Operazioni tra finzioni e vergogna,«perchè da fuori ero uguale alle altre, ma io mi sentivo diversa, non avevo le mestruazioni e cosi portavo gli assorbenti che prestavo alle compagne perché nessuno scoprisse il mio segreto». Anni di menzogne e battaglie sognando un figlio. «Ho sempre saputo che pur avendo le ovaie non avrei potuto partorire, mia madre si era offerta di portare in grembo un mio figlio, ma poi si è ammalata. Con mio marito abbiamo fatto le pratiche per adottare ma vorremmo essere liberi di scegliere come diventare genitori. Senza dover andare all’estero, spendendo soldi che non abbiamo, per fare qualcosa vietato in Italia».

L’avvocato Filomena Gallo con Maria Sole Giardini 
Sara l’ha conosciuta grazie a un appello con l’Associazione Coscioni. «Chiedevo aiuto affinchè una donna, già mamma, non spinta dalla povertà ma per solidarietà, ci aiutasse. E una decina ci ha risposto, soprattutto laureate e del sud. Tutte pronte a portare avanti la gravidanza. E vagliando storia dopo storia, è arrivata Sara». Il primo incontro non l’ha dimenticato: «In un ristorante a Roma. Lei mi ha raccontato la sua vita, di quanto i figli fossero importanti per lei. Mi ha detto come le sembrava ingiusto che io non potessi averne. La sua motivazione è fatta di empatia e generosità, ma ammetto, all’inizio non conoscendola ho avuto paura volesse soldi o altro. E lei temeva io cercassi notorietà. Dubbi, sospetti che si sono sciolti mano a mano che parlavamo, tra lacrime, emozioni, ricordi. I mariti? Sono finiti a parlare di calcio». E se i mariti sono d’accordo, lo sono anche i figli di Sara. «La mamma ha detto loro che ho una malattia per cui il bambino non può crescere nella mia pancia e che lei mi aiuterà portandolo per me nella sua. Hanno risposto: aiutala a diventare mamma, per noi sarà un amico in più».
Ma l’entusiasmo e la speranza non fanno dimenticare i problemi concreti. Chi risulterà essere la madre per lo Stato. «Toccherà ai magistrati dire come mettere in pratica la gestazione per altri, visto che sino ad oggi un bambino in Italia è figlio di chi lo partorisce, non essendo prevista altra ipotesi. Ma la legge 40 prevede che i nati da fecondazione assistita,quella che faremo noi, siano figli legittimi della coppia».


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