La situazione della guerra tra Ucraina e Russia: cos’è successo oggi

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ROMA – Il negoziato da una parte, bombe e combattimenti dall’altra. Prosegue lungo questo doppio binario il conflitto tra Russia e Ucraina. Archiviata senza risultati di rilievo la prima giornata di colloqui a Gomel, le parti si dovrevano ritrovare di nuovo già stasera ma le trattative sono slittate a domani. I colloqui si terranno nella regione di Brest, in Bielorussia, al confine con la Polonia. Un faccia a faccia che partirà all’insegna della cautela e della diffidenza reciproca. Kiev – ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba – “è pronta per i negoziati con la Russia, ma non può accettare ultimatum da Mosca”.  Da parte russa,  il ministro degli esteri Sergei Lavrov ha detto invece che “Mosca è pronta al secondo round di negoziati con Kiev, ma la parte ucraina sta prendendo tempo in linea con le istruzioni degli Usa”. Sul tavolo del negoziato anche un possibile cessate il fuoco.

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A complicare ulteriormente le carte sul tavolo negoziale potrebbe contribuire una notizia circolata questa mattina. Secondo l’Ukrainsakaia Pravda, l’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich, cacciato dalla rivolta del 2014, si troverebbe attualmente a Minsk “e il Cremlino lo sta preparando per un’operazione speciale” volta a riportarlo al potere. Il media ucraino cita fonti dell’intelligence del Paese. “Le informazioni ricevute – si legge – indicano che il Cremlino potrebbe preparare un’operazione di contro-informazione o un’azione per riportare l’ex presidente Yanukovich in Ucraina o per pubblicare un appello a suo nome al popolo ucraino nel prossimo futuro”.

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Kherson circondata dalle forze russe, Mariupol resta senz’acqua

Il canale negoziale rimane vivo mentre le forze armate continuano a sfidarsi sul campo. In mattinata l’esercito russo aveva annunciato la presa di Kherson, nel sud del Paese. Nel pomeriggio però è arrivata la smentita del sindaco dell città. “La città non è caduta, la nostra parte continua a difendersi”, ha dichiarato invece Oleksiy Arestovych, consigliere della presidenza ucraina, citato da Sky News. Quattrocento chilometri più a Est, sono drammatici i racconti che arrivano da Mariupol, sulla costa settentrionale del mar d’Azov. La città – ha denunciato il sindaco Vadym Boichenko citato dal Guardian, non ha più acqua mentre 500 mila persone sono rimaste bloccate.

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La resistenza ucraina superiore alle aspettative

Quel che colpisce gli addetti ai lavori dopo questa prima settimana di conflitto è la solidità della resistenza ucraina, capace di tenere testa all’esercito russo. “La resistenza ucraina – ha rilevato l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, già capo di Stato Maggiore della Marina Militare – è stata evidentemente superiore alle aspettative e la popolazione non ha affatto solidarizzato o fraternizzato con i soldati russi. Al contrario, migliaia di civili si sono arruolati nelle forze Ucraine anche ispirati dal presidente Zelensky, rimasto al suo posto nonostante l’offerta americana per una sua esfiltrazione a mezzo elicottero”.

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L’appello di Navalny e le critiche dei preti ortodossi

Sulla sponda interna, in Russia, si registrano due voci di rilievo contro il conflitto in corso. La prima è quella del dissidente Alexey Navalny, che attraverso la sua portavoce – su Twitter – ha invitato i cittadini russi e di tutto il mondo a scendere in piazza contro il conflitto. “Non è il momento di essere contro la guerra, ma quello di combattere contro la guerra”. Anche dalla Chiesa ortodossa si levano le prime forti critiche.  “Piangiamo il calvario a cui nostri fratelli e sorelle in Ucraina sono stati immeritatamente sottoposti”, ha detto un gruppo di 236 sacerdoti e diaconi della Chiesa ortodossa russa definendo la guerra in Ucraina “fratricida”, e chiedendo la riconciliazione e un immediato cessate il fuoco. Parole dal forte peso visto che il Patriarcato di Mosca è storicamente legato al Cremlino.

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